Il testamento è uno degli strumenti giuridici più potenti a disposizione di una persona per decidere cosa succede al proprio patrimonio dopo la morte — eppure, in Italia, è uno degli strumenti più trascurati. Secondo le stime della Fondazione Nazionale dei Commercialisti, meno del 20% degli italiani lascia un testamento. Il restante 80% lascia che sia la legge a decidere come distribuire il proprio patrimonio — e la legge, per quanto equa nelle sue intenzioni, raramente rispecchia esattamente le volontà individuali di ogni persona.
Il motivo per cui così pochi italiani fanno testamento non è la mancanza di patrimonio da distribuire — è una combinazione di scarsa informazione, tabù culturale sulla morte, e la convinzione che “tanto ci pensa la legge”. Questa guida vuole fornire gli strumenti per valutare consapevolmente se e come fare testamento, con particolare attenzione alle esigenze di imprenditori e famiglie che hanno patrimoni complessi — inclusi, sempre più spesso, asset digitali che la successione legittima non è attrezzata a gestire.
La successione legittima: cosa succede senza testamento
Prima di parlare di testamento, è utile capire cosa succede in sua assenza. In Italia, la successione senza testamento è disciplinata dalle norme sulla successione legittima (artt. 565-586 del Codice Civile), che stabiliscono una gerarchia precisa di eredi e quote.
Lo schema base della successione legittima italiana prevede:
- Coniuge e figli: se ci sono sia il coniuge che i figli, la quota del coniuge varia in base al numero di figli: ½ con un figlio, ⅓ con due o più figli. I figli si dividono la restante quota in parti uguali.
- Solo coniuge, nessun figlio: il coniuge eredita l’intero patrimonio (salvo la presenza di ascendenti o fratelli/sorelle del defunto, che partecipano alla successione con quote ridotte).
- Solo figli, nessun coniuge: i figli si dividono l’intero patrimonio in parti uguali.
- Nessun coniuge, nessun figlio: il patrimonio va agli ascendenti (genitori, nonni) e ai collaterali (fratelli, sorelle) secondo quote stabilite dalla legge.
- Partner di fatto (conviventi non sposati): in assenza di testamento, il convivente more uxorio non ha diritti successori — il patrimonio va ai familiari secondo le regole della successione legittima, indipendentemente dalla durata della convivenza e dalla contribuzione economica del partner.
La successione legittima può funzionare perfettamente per situazioni familiari semplici e patrimoni omogenei. Ma per un imprenditore che vuole garantire la continuità aziendale, per una famiglia allargata con figli di precedenti matrimoni, per chi ha un partner di fatto non sposato, o per chi vuole lasciare beni specifici a persone specifiche — la successione legittima è uno strumento insufficiente.
Il caso del convivente: uno degli scenari più dolorosi che i commercialisti incontrano nella pratica è quello del convivente che, dopo anni di vita comune e spesso di contribuzione alla costruzione del patrimonio, si trova escluso dalla successione perché la coppia non era sposata e non esisteva un testamento. In assenza di testamento, l’intero patrimonio può andare ai familiari del defunto — anche se il rapporto era conflittuale — mentre il partner di anni rimane senza nulla. Un testamento redatto in tempo risolve completamente questo problema.
Le tipologie di testamento in Italia
Il Codice Civile italiano prevede tre forme ordinarie di testamento e alcune forme straordinarie per situazioni eccezionali.
Il testamento olografo
Il testamento olografo (art. 602 c.c.) è la forma più semplice e accessibile: deve essere scritto interamente a mano dal testatore (non può essere dattiloscritto o scritto al computer), datato, e firmato. Non richiede la presenza di testimoni né l’intervento di un notaio.
Vantaggi: semplicità, riservatezza assoluta, nessun costo. Svantaggi: rischio di smarrimento o distruzione (non viene depositato da nessuna parte, a meno che il testatore non lo consegni a un notaio per la conservazione volontaria), maggiore vulnerabilità a contestazioni di validità formale (la giurisprudenza è piena di cause su testamenti olografi dichiarati invalidi per vizi formali), nessuna garanzia che il testatore avesse piena capacità di intendere e volere al momento della redazione.
Un consiglio pratico: se si decide per il testamento olografo, è fortemente consigliato depositarlo presso un notaio per la conservazione (il costo è di poche centinaia di euro) e comunicare ai propri eredi o al proprio commercialista che il testamento esiste e dove si trova. Un testamento trovato anni dopo la morte — o non trovato affatto — è un testamento inefficace.
Il testamento pubblico
Il testamento pubblico (art. 603 c.c.) viene redatto dal notaio sulla base delle volontà espresse dal testatore, alla presenza di due testimoni. Il notaio lo conserva nel proprio archivio e lo registra nel Registro Generale dei Testamenti tenuto dal Consiglio Nazionale del Notariato.
Vantaggi: massima sicurezza giuridica (il notaio verifica la capacità del testatore e la validità formale), conservazione garantita (non può essere smarrito o distrutto), registrazione nel Registro Generale (gli eredi possono verificarne l’esistenza). Svantaggi: minore riservatezza (il notaio conosce il contenuto), costo notarile (variabile, generalmente tra 200 e 500 euro per un testamento standard).
Per patrimoni complessi — aziende, immobili multipli, asset internazionali, disposizioni particolari — il testamento pubblico è quasi sempre la scelta più prudente.
Il testamento segreto
Il testamento segreto (art. 604 c.c.) è una forma ibrida: il testatore redige il documento (che può essere scritto a mano o a macchina) e lo consegna sigillato al notaio, che ne attesta la ricezione alla presenza di due testimoni. Il contenuto rimane sconosciuto al notaio. È una forma raramente utilizzata nella pratica — combina gli svantaggi delle altre due forme senza averne i vantaggi principali.
Le forme straordinarie
Il Codice prevede testamenti speciali per situazioni eccezionali: testamento in caso di malattia contagiosa, testamento a bordo di navi o aeromobili, testamento in tempo di guerra. Sono forme di interesse prevalentemente storico-accademico, raramente rilevanti nella pratica corrente.
La quota legittima: i limiti alla libertà testamentaria
In Italia, la libertà di disporre per testamento del proprio patrimonio non è assoluta. Il Codice Civile riserva una quota del patrimonio a determinati eredi “necessari” (o legittimari), che non possono essere esclusi dalla successione nemmeno con un testamento esplicito in tal senso. Questa quota si chiama quota di legittima (o riserva).
I legittimari e le loro quote sono:
| Situazione familiare | Quota legittima totale | Di cui: al coniuge | Di cui: ai figli | Quota disponibile |
|---|---|---|---|---|
| Solo coniuge (nessun figlio) | ½ | ½ | — | ½ |
| Solo 1 figlio (nessun coniuge) | ½ | — | ½ | ½ |
| 2 o più figli (nessun coniuge) | ⅔ | — | ⅔ (divisi tra i figli) | ⅓ |
| Coniuge + 1 figlio | ⅔ | ¼ | ¼ | ⅓ |
| Coniuge + 2 o più figli | ¾ | ¼ | ½ (divisi tra i figli) | ¼ |
| Solo ascendenti, nessun figlio né coniuge | ¼ | — | — | ¾ |
La quota disponibile è la parte del patrimonio di cui il testatore può disporre liberamente — donando a chi vuole, inclusi soggetti non eredi legittimari (amici, enti caritativi, partner non sposati, nipoti di terzo grado, ecc.).
L’azione di riduzione: se il testamento lede la quota legittima di un legittimario, questi può esercitare l’azione di riduzione (art. 553 c.c.) entro 10 anni dall’apertura della successione. L’azione di riduzione può colpire non solo le disposizioni testamentarie, ma anche le donazioni fatte in vita dal defunto — il che rende la pianificazione successoria tramite donazioni un campo che richiede attenzione specifica.
Per gli imprenditori, la quota legittima può creare problemi seri: se l’azienda costituisce la parte principale del patrimonio e viene lasciata per testamento a uno solo dei figli (per garantire la continuità), gli altri figli hanno comunque diritto alla loro quota di legittima — che potrebbe essere soddisfatta solo liquidando parte dell’azienda. Esistono strumenti giuridici specifici per gestire questo problema (patto di famiglia, trust, holding societaria), di cui parleremo in articoli dedicati.
Cosa si può includere in un testamento: oltre i beni materiali
Il testamento non serve solo a distribuire beni materiali. Può contenere una serie di disposizioni che molti ignorano:
Riconoscimento di figli naturali: il testamento può essere utilizzato per riconoscere formalmente un figlio nato fuori dal matrimonio — con tutti gli effetti giuridici che ne conseguono.
Nomina di tutore per figli minori: i genitori possono indicare nel testamento il tutore preferito per i figli minori in caso di morte di entrambi i genitori. La nomina non è vincolante per il giudice tutelare, ma viene presa in seria considerazione.
Nomina di esecutore testamentario: una figura (spesso il commercialista o l’avvocato di fiducia) incaricata di dare esecuzione alle volontà del testatore — particolarmente utile quando l’eredità è complessa o quando si prevede conflittualità tra gli eredi.
Disposizioni funebri: il testatore può esprimere le proprie volontà su sepoltura, cremazione, donazione di organi. È importante sapere però che queste disposizioni vengono spesso lette dopo il funerale — quindi vanno comunicate anche verbalmente ai familiari o in un documento separato accessibile immediatamente.
Lasciti a enti non profit: il testamento è lo strumento principale attraverso cui in Italia si effettuano le donazioni post-mortem a fondazioni, associazioni, ospedali, università. Con la quota disponibile del proprio patrimonio, chiunque può diventare mecenate — indipendentemente dalla propria ricchezza in vita.
Disposizioni sugli asset digitali: è possibile — e sempre più importante — includere nel testamento disposizioni specifiche sugli asset digitali. Non le credenziali di accesso (il testamento diventa accessibile a tutti dopo la morte, quindi non è il posto giusto per password o PIN), ma le istruzioni su dove trovare le informazioni necessarie e chi è autorizzato a gestire ogni tipologia di asset. Il testamento può indicare che “le informazioni per accedere ai conti digitali e agli investimenti online sono conservate in La Cassaforte Digitale, cui ha accesso [nome delegato]” — rinviando a un sistema sicuro per le informazioni operative.
Il patto di famiglia: lo strumento per gli imprenditori
Introdotto dalla L. 55/2006, il patto di famiglia (artt. 768-bis e seguenti del Codice Civile) è uno strumento pensato specificamente per il passaggio generazionale delle imprese italiane. Permette all’imprenditore di trasferire in vita l’azienda (o le quote societarie) a uno o più discendenti, con il consenso degli altri legittimari, liquidando preventivamente le loro quote di legittima.
I vantaggi principali del patto di famiglia sono:
- Stabilità: una volta concluso, il patto non può essere impugnato con l’azione di riduzione dai legittimari che vi hanno partecipato — garantendo la continuità aziendale
- Pianificazione anticipata: il passaggio avviene in vita, quando l’imprenditore può ancora formare e affiancare il successore
- Efficienza fiscale: il trasferimento dell’azienda tramite patto di famiglia beneficia delle esenzioni dall’imposta di successione e donazione previste per i trasferimenti di aziende a discendenti (art. 3, comma 4-ter del TUS)
Il patto di famiglia richiede obbligatoriamente la forma dell’atto notarile e il consenso di tutti i legittimari. È uno strumento potente ma complesso — la sua corretta strutturazione richiede la collaborazione tra commercialista, notaio e spesso un avvocato specializzato in diritto societario.
Donazioni in vita: opportunità e rischi
Le donazioni in vita sono un’alternativa parziale al testamento — permettono di trasferire beni ai propri cari (o ad altri) senza attendere la morte. Dal punto di vista fiscale, le donazioni sono soggette all’imposta sulle donazioni con le stesse aliquote e franchigie dell’imposta di successione — ma con alcune differenze importanti.
La principale opportunità delle donazioni è che permettono di utilizzare la franchigia (1 milione di euro per le donazioni a coniuge e figli in linea retta) più volte nel corso della vita — la franchigia si “ricarica” ogni 4 anni. Per patrimoni molto elevati, una strategia di donazioni progressive nel corso degli anni può ridurre significativamente il carico fiscale complessivo della successione.
Il principale rischio delle donazioni è la loro collazionabilità e riducibilità: le donazioni fatte in vita vengono “imputate” alla quota di legittima dei figli donatari (collazione) e, se eccedono la quota disponibile, possono essere soggette all’azione di riduzione degli altri legittimari fino a 20 anni dopo la donazione. Questo significa che chi ha acquistato un bene immobile donato può trovarsi a dover restituire il bene o pagare una compensazione agli altri eredi anche decenni dopo.
Il testamento e gli asset digitali: come integrare i due strumenti
Una delle domande più frequenti che riceviamo dai clienti è: “Posso mettere le mie password nel testamento?” La risposta è tecnicamente sì, ma praticamente no — e per una ragione molto semplice: il testamento diventa un documento pubblico dopo la morte. Il testamento olografo viene pubblicato dal notaio, il testamento pubblico è già in archivio. Le credenziali digitali inserite in un testamento sono credenziali compromesse dal momento in cui il documento è accessibile.
La soluzione corretta è separare la funzione giuridica (chi riceve cosa) dalla funzione operativa (come si accede a cosa):
Nel testamento si indica chi è il destinatario degli asset digitali e — molto importante — dove trovare le informazioni operative: “I miei conti online, gli investimenti digitali e le criptovalute sono elencati con le relative istruzioni di accesso nel sistema de La Cassaforte Digitale, accessibile tramite [nome delegato].”
In un sistema sicuro di continuità digitale si conservano le informazioni operative: credenziali, PIN, seed phrase delle criptovalute, istruzioni per ogni piattaforma, contatti dei professionisti di riferimento. Questo sistema è progettato per essere accessibile alle persone giuste nel momento giusto, con un meccanismo di rilascio graduale che non compromette la sicurezza finché il titolare è in vita.
Questo è esattamente il modello che raccomandiamo ai nostri clienti: testamento per la dimensione giuridica, La Cassaforte Digitale per la dimensione operativa. I due strumenti si completano — il testamento dice chi ha diritto a cosa, la piattaforma di continuità digitale dice come accedere a cosa. Senza entrambi, la pianificazione successoria è incompleta. Puoi esplorare La Cassaforte Digitale su lacassafortedigitale.it, con 15 giorni di prova gratuita.
Quando aggiornare il testamento: i momenti della vita che cambiano tutto
Un testamento non è un documento immutabile. Le circostanze della vita cambiano — e il testamento dovrebbe cambiarsi di conseguenza. Nella nostra esperienza, ci sono eventi che rendono quasi sempre necessaria una revisione del testamento:
Matrimonio: in Italia, il matrimonio non revoca automaticamente il testamento — ma cambia radicalmente i legittimari e le loro quote. Un testamento redatto prima del matrimonio che non tenga conto del coniuge può creare situazioni molto problematiche.
Nascita di figli: ogni nuovo figlio è un legittimario aggiuntivo, con diritto alla propria quota di riserva. La struttura del testamento va adeguata di conseguenza.
Separazione o divorzio: la separazione non produce automaticamente effetti sul testamento — le disposizioni a favore del coniuge separato rimangono valide finché non si modifica il testamento. Il divorzio revoca le disposizioni a favore dell’ex coniuge, ma è sempre prudente aggiornare formalmente il documento.
Morte di un erede designato: se l’erede designato muore prima del testatore, la disposizione in suo favore diventa caduca — occorre verificare se il testamento prevede una sostituzione, altrimenti si applica la successione legittima per quella quota.
Variazioni significative del patrimonio: acquisto o vendita di immobili, avvio o dismissione di un’attività, ricezione di un’eredità significativa — tutte le variazioni rilevanti del patrimonio meritano una revisione del testamento per verificare che le disposizioni siano ancora coerenti con la realtà.
Una buona prassi che consigliamo ai nostri clienti: rivedere il testamento ogni 5 anni, o in occasione di qualsiasi evento significativo. Il costo di un aggiornamento notarile è minimo rispetto ai problemi che un testamento obsoleto può creare.
I costi del testamento: quanto si spende davvero
Uno dei freni più citati per non fare testamento è il costo. I numeri reali sono molto più accessibili di quanto la maggior parte delle persone immagini:
- Testamento olografo fai-da-te: costo zero, più eventuale costo di deposito volontario dal notaio (150-300 euro, fortemente consigliato per garantire la conservazione)
- Testamento pubblico semplice (patrimonio standard, disposizioni non complesse): 200-500 euro di onorario notarile, più diritti fissi
- Testamento pubblico complesso (aziende, patrimoni articolati, disposizioni particolari): 500-2.000 euro
- Patto di famiglia: costi notarili più elevati (1.000-5.000 euro), più eventuali costi di perizia aziendale
Messa in prospettiva: il costo di un testamento pubblico è equivalente a qualche cena al ristorante. Il costo di non averlo fatto — in termini di conflitti familiari, procedure legali, asset persi, aziende paralizzate — può essere di ordini di grandezza superiore.
Conclusioni: il testamento è un atto d’amore, non un tabù
Il testamento è spesso percepito come un documento funereo, qualcosa con cui non si vuole avere a che fare perché richiede di pensare alla propria morte. Ma nella prospettiva di un consulente patrimoniale, il testamento è l’esatto opposto: è un atto di cura verso le persone che si amano, un modo concreto per garantire che ciò che si è costruito nella vita vada dove si vuole che vada, senza lasciare conflitti, vuoti o incomprensioni.
Per imprenditori, famiglie complesse, conviventi, persone con patrimoni digitali significativi — e in fondo per chiunque abbia qualcosa che tiene a proteggere — fare testamento è una delle decisioni patrimoniali più importanti. E non basta farlo: va fatto bene, va tenuto aggiornato, e va integrato con gli strumenti operativi che permettono agli eredi di tradurre le volontà giuridiche in azioni concrete.
Il nostro studio è a disposizione per una consulenza dedicata sulla pianificazione successoria — dalla revisione dello statuto societario alla strutturazione di un patto di famiglia, dalla valutazione delle opzioni fiscali all’integrazione con strumenti di continuità digitale come La Cassaforte Digitale. Perché una successione ben pianificata non è un lusso per i ricchi: è una forma di rispetto verso le persone a cui vuoi bene.
Articolo redatto a scopo informativo e divulgativo con riferimento al Codice Civile italiano (artt. 565-809 c.c., artt. 602-608 c.c.), al D.Lgs. 346/1990 e alla L. 55/2006. Per una consulenza personalizzata sulla tua situazione specifica, contatta il nostro studio.