Ogni lavoratore dipendente italiano accumula nel corso della propria carriera una componente previdenziale significativa: il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), i contributi versati all’INPS che matureranno in pensione, e — sempre più spesso — una posizione in un fondo pensione complementare. Questi asset previdenziali rappresentano per molte famiglie una parte rilevante del patrimonio complessivo — eppure sono tra i meno conosciuti dal punto di vista successorio.
Cosa succede al TFR maturato se un lavoratore muore prima di andare in pensione o prima di lasciare il lavoro? Chi riceve la pensione di reversibilità e in quale misura? I fondi pensione complementari rientrano nell’asse ereditario? Possono essere lasciati a chiunque o solo ai familiari? Queste domande, che sembrano tecniche, hanno risposte molto concrete per le famiglie — e pianificarle correttamente può fare la differenza tra una successione ordinata e settimane di incertezza in un momento già emotivamente difficile.
In questa guida analizziamo in modo completo il destino dei diritti previdenziali alla morte del titolare: TFR, pensione INPS, fondi pensione complementari, e le implicazioni fiscali per chi li riceve.
Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR): cosa spetta agli eredi
Il TFR è la componente retributiva differita che i datori di lavoro accantonano per ogni lavoratore dipendente nel corso del rapporto di lavoro — pari a circa una mensilità di retribuzione per ogni anno di servizio (più precisamente: retribuzione annua divisa per 13,5, rivalutata annualmente dell’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione ISTAT).
Alla cessazione del rapporto di lavoro — che avvenga per pensionamento, dimissioni, licenziamento, o morte — il TFR diventa esigibile. In caso di morte del lavoratore, il TFR maturato fino alla data del decesso spetta agli eredi secondo regole specifiche che si sovrappongono, ma non coincidono, con le ordinarie regole successorie.
A chi spetta il TFR del lavoratore defunto
L’art. 2122 del Codice Civile stabilisce una norma speciale per il TFR (e per le ultime retribuzioni non ancora corrisposte): queste somme non rientrano nell’asse ereditario e si devolvono direttamente, nell’ordine indicato dalla legge, a:
- Il coniuge
- I figli
- Se mancano coniuge e figli: i parenti entro il terzo grado che erano a carico del lavoratore al momento della morte
Questa devoluzione avviene indipendentemente dalle regole della successione ordinaria e anche indipendentemente da un eventuale testamento. Non è possibile, con un testamento, deviare il TFR verso un soggetto diverso da quelli previsti dall’art. 2122 c.c. Il TFR va al coniuge e ai figli (o ai parenti a carico) — punto. Se non ci sono soggetti tra quelli previsti, solo in quel caso il TFR entra nell’asse ereditario ordinario.
La ripartizione tra coniuge e figli, in mancanza di accordo tra loro, è stabilita proporzionalmente al bisogno di ciascuno — un criterio volutamente elastico che nella pratica richiede spesso accordo tra le parti o, in mancanza, una determinazione giudiziale.
Il TFR in caso di più aventi diritto
Quando ci sono sia il coniuge che i figli, la divisione del TFR non segue automaticamente le quote ereditarie ma deve tenere conto delle “necessità” di ciascun soggetto — concetto aperto all’interpretazione. Nella pratica, le famiglie trovano un accordo tra di loro, e il datore di lavoro eroga sulla base di questo accordo o, in mancanza, deposita le somme presso il tribunale.
Un aspetto spesso ignorato: il convivente di fatto non ha diritto al TFR ai sensi dell’art. 2122 c.c. — la legge parla di “coniuge”, non di “convivente”. Questo è uno dei tanti casi in cui la mancanza di matrimonio o unione civile crea svantaggi significativi per i conviventi di lunga data. Purtroppo, non c’è uno strumento legale per ovviare a questa limitazione specifica del TFR — è una norma inderogabile.
Il TFR lasciato in azienda vs. trasferito al fondo pensione
Dal 2007, i lavoratori dipendenti possono scegliere se lasciare il TFR maturando in azienda (o al Fondo di Tesoreria INPS per le aziende con più di 49 dipendenti) oppure destinarlo a un fondo pensione complementare. Questa scelta influisce anche sulla successione:
- TFR lasciato in azienda: segue la norma dell’art. 2122 c.c. descritta sopra — va al coniuge e ai figli, non è successione ordinaria
- TFR destinato a fondo pensione: la posizione maturata nel fondo segue le regole specifiche della previdenza complementare — con la possibilità, diversamente dal TFR in azienda, di designare beneficiari anche diversi da coniuge e figli
Aspetti fiscali del TFR per gli eredi
Il TFR percepito dal coniuge e dai figli alla morte del lavoratore è soggetto a tassazione separata, esattamente come lo sarebbe stato se percepito dal lavoratore stesso al termine del rapporto di lavoro. L’aliquota applicata è quella media del quinquennio precedente del defunto (ma non inferiore al 23%). Il datore di lavoro funge da sostituto d’imposta, trattiene la ritenuta e la versa all’Erario.
Non si applica l’imposta di successione al TFR — in quanto non entra nell’asse ereditario ai sensi dell’art. 2122 c.c. È un vantaggio fiscale implicito ma significativo per le famiglie con TFR consistenti.
La pensione di reversibilità INPS: chi ha diritto e in quale misura
La pensione di reversibilità (o pensione ai superstiti) è la prestazione INPS che spetta ai familiari del pensionato defunto — o, in certi casi, anche del lavoratore assicurato che muore prima di andare in pensione (in quest’ultimo caso si chiama “pensione indiretta”).
Chi ha diritto alla pensione di reversibilità
I beneficiari della pensione di reversibilità, in ordine di priorità, sono:
Il coniuge superstite: ha diritto alla pensione di reversibilità indipendentemente dall’età e dalla situazione economica. Il diritto permane anche in caso di nuovo matrimonio (anche se in questo caso cessa la pensione di reversibilità a partire dalla data del nuovo matrimonio e viene sostituita da una somma una tantum pari a due annualità della pensione). Il coniuge separato con addebito perde il diritto alla reversibilità; il coniuge separato senza addebito mantiene il diritto se era titolare di assegno di mantenimento.
Il partner unito civilmente (L. 76/2016): ha gli stessi diritti del coniuge per la pensione di reversibilità.
I figli: hanno diritto alla reversibilità se sono minorenni, o se sono maggiorenni ma inabili al lavoro, o se sono maggiorenni, studenti universitari, e a carico del defunto (fino ai 26 anni). I figli maggiori di età che lavorano non hanno diritto alla reversibilità.
I genitori del defunto: hanno diritto alla reversibilità (in assenza di coniuge e figli aventi diritto) se erano a carico del defunto e hanno compiuto 65 anni.
I fratelli e sorelle del defunto: in ultima istanza, se mancano coniuge, figli e genitori aventi diritto, e se erano a carico del defunto e sono inabili al lavoro.
Il convivente di fatto, ancora una volta, non ha diritto alla pensione di reversibilità INPS in base alla normativa vigente. La Legge Cirinnà non ha esteso questo diritto ai conviventi non uniti civilmente — una lacuna che viene periodicamente oggetto di proposta legislativa ma che a oggi non è stata colmata.
La misura della reversibilità: le percentuali
La pensione di reversibilità non è pari all’intera pensione del defunto — è una percentuale che varia in base ai beneficiari:
| Beneficiari | Percentuale della pensione del defunto |
|---|---|
| Solo il coniuge (senza figli aventi diritto) | 60% |
| Coniuge + 1 figlio avente diritto | 80% (60% + 20%) |
| Coniuge + 2 o più figli aventi diritto | 100% (60% + 40%) |
| Solo 1 figlio (senza coniuge) | 70% |
| Solo 2 figli (senza coniuge) | 80% |
| 3 o più figli (senza coniuge) | 100% |
| Solo 1 genitore (senza coniuge e figli) | 15% |
| Solo 1 fratello/sorella (senza altri aventi diritto) | 15% |
La riduzione della reversibilità in base al reddito
Un aspetto della pensione di reversibilità che genera spesso sorpresa e malcontento: la prestazione può essere ridotta in base al reddito del beneficiario. Se il coniuge superstite ha un reddito personale superiore a determinati limiti (pari a tre volte il trattamento minimo INPS), la percentuale di reversibilità viene ridotta:
- Reddito tra 3 e 4 volte il minimo INPS: reversibilità ridotta al 75% (invece del 60% base → diventa 45% effettivo)
- Reddito tra 4 e 5 volte il minimo INPS: reversibilità ridotta al 70% (→ 42% effettivo)
- Reddito superiore a 5 volte il minimo INPS: reversibilità ridotta al 65% (→ 39% effettivo)
Queste riduzioni non si applicano se ci sono figli minori, inabili, o studenti universitari che hanno diritto alla quota di reversibilità. Si applicano solo alla quota del coniuge.
La riduzione per reddito è uno dei temi più controversi del sistema previdenziale italiano — e uno di quelli su cui ci sono frequenti proposte di modifica legislativa. Consigliamo sempre di verificare i limiti vigenti al momento della richiesta, perché i valori soglia vengono rivalutati annualmente.
Come si richiede la pensione di reversibilità
La pensione di reversibilità va richiesta all’INPS entro termini precisi — il diritto matura dalla data del decesso, ma la prestazione viene erogata dal mese successivo alla presentazione della domanda. Ogni mese di ritardo nella presentazione è un mese di pensione perso (la domanda non è retroattiva oltre il mese precedente la presentazione).
La domanda si presenta online sul portale INPS (con SPID, CIE o CNS) oppure tramite patronato. I documenti richiesti includono: certificato di morte, documento d’identità del richiedente, codice fiscale, e — in alcuni casi — documentazione della composizione del nucleo familiare. I tempi di istruzione variano, ma tipicamente la prima erogazione avviene entro 60-90 giorni dalla domanda completa.
Attenzione al timing: la pensione di reversibilità non è retroattiva. Se il coniuge superstite aspetta sei mesi prima di presentare la domanda, perde cinque mesi di pensione — un importo che per alcune pensioni significative può valere diverse migliaia di euro. Presentare la domanda immediatamente dopo il decesso, anche se non si ha tutta la documentazione completa, è sempre la scelta giusta — si integra successivamente.
La previdenza complementare: fondi pensione e PIP alla morte dell’iscritto
I fondi pensione complementari — fondi chiusi di categoria, fondi aperti, Piani Individuali Pensionistici (PIP) — hanno un regime successorio specifico e molto più flessibile rispetto alla previdenza obbligatoria INPS. È una delle aree dove la pianificazione preventiva può fare la differenza maggiore.
La designazione dei beneficiari: la libertà che molti non usano
A differenza del TFR (che per legge va a coniuge e figli) e della reversibilità INPS (che segue le quote fisse previste dalla normativa), la posizione maturata in un fondo pensione complementare può essere lasciata — in caso di morte dell’iscritto prima di andare in pensione — a chiunque il titolare voglia designare.
Questa è una delle caratteristiche più importanti e meno sfruttate della previdenza complementare. L’iscritto può designare come beneficiari:
- Il coniuge, i figli, o altri parenti — esattamente come nella reversibilità ordinaria
- Il convivente di fatto — a differenza della reversibilità INPS, il fondo pensione complementare può essere lasciato al convivente
- Amici, colleghi, enti benefici — chiunque
- Gli eredi genericamente, in assenza di designazione specifica — in questo caso la posizione entra nell’asse ereditario
La designazione del beneficiario avviene attraverso il modulo specifico del fondo pensione, che può essere aggiornato in qualsiasi momento. È fondamentale che questa designazione sia compilata e aggiornata nel tempo — troppi iscritti a fondi pensione non hanno mai compilato il modulo di designazione, o l’hanno compilato decenni fa con dati non più attuali.
La posizione maturata: cosa ricevono i beneficiari
I beneficiari designati (o gli eredi, in assenza di designazione) ricevono il montante accumulato nella posizione del defunto — i contributi versati rivalutati secondo il rendimento del comparto scelto. Non ricevono una rendita, ma un capitale una tantum.
La quota ricevuta non è soggetta all’imposta di successione — come le polizze vita, le somme dei fondi pensione percepite dai beneficiari non rientrano nell’asse ereditario e sono esenti dall’imposta di successione. Questo è un vantaggio fiscale significativo che rende i fondi pensione complementari uno strumento interessante anche dalla prospettiva della pianificazione successoria.
Dal punto di vista dell’IRPEF, le somme percepite dai beneficiari sono tassate in modo favorevole:
- La quota corrispondente ai contributi dedotti fiscalmente durante l’accumulo è soggetta a imposta sostitutiva del 15% (ridotta progressivamente fino al 9% per anzianità di iscrizione superiore a 35 anni)
- La quota corrispondente ai rendimenti già tassati annualmente (imposta dell’11% applicata dal fondo) non è ulteriormente tassata
Questa tassazione agevolata rende le somme dei fondi pensione complementari particolarmente efficienti dal punto di vista fiscale per i beneficiari rispetto ad altri asset ereditari tassati alle aliquote IRPEF ordinarie.
Cosa succede durante la fase di erogazione
Il discorso cambia se il defunto aveva già iniziato a percepire la prestazione pensionistica complementare (rendita). In questo caso, il diritto alla rendita può o non può continuare a favore del beneficiario designato, a seconda del tipo di rendita scelto al momento del pensionamento:
- Rendita vitalizia semplice: si estingue con la morte del titolare — il beneficiario non riceve nulla
- Rendita certa per un periodo determinato: se il titolare muore durante il periodo garantito, i beneficiari continuano a ricevere la rendita per il periodo residuo
- Rendita con reversibilità: alla morte del titolare, una percentuale della rendita continua al beneficiario designato (tipicamente il coniuge) per tutta la sua vita
- Rendita con restituzione del capitale residuo: alla morte del titolare, il montante non ancora percepito viene restituito ai beneficiari
La scelta del tipo di rendita al momento del pensionamento ha dunque implicazioni successorie significative — e dovrebbe essere effettuata tenendo conto non solo del proprio fabbisogno di reddito, ma anche degli interessi dei potenziali beneficiari.
I fondi pensione aperti e i PIP: specificità
I fondi pensione aperti (quelli non legati a una categoria professionale specifica, come quelli offerti da banche, assicurazioni e SGR) e i Piani Individuali Pensionistici (PIP, tipicamente offerte da compagnie assicurative come polizze previdenziali) hanno le stesse caratteristiche successorie dei fondi chiusi di categoria, ma con alcune particolarità nella designazione dei beneficiari e nelle procedure di liquidazione.
Per i PIP strutturati come polizze assicurative (ramo V — gestione separata, o ramo III — unit linked), le procedure di liquidazione ai beneficiari seguono le regole della normativa assicurativa — inclusa la necessità di comunicare il decesso alla compagnia entro i termini previsti.
Un aspetto pratico da tenere presente: la documentazione necessaria per riscuotere la posizione da un fondo pensione aperto o PIP include spesso il certificato di morte, il documento d’identità del beneficiario, e la documentazione che provi la qualità di beneficiario (per designazioni generiche come “i miei eredi”). Se la designazione non è chiara o è contestata tra più soggetti, i tempi di liquidazione si allungano significativamente.
Le casse di previdenza dei liberi professionisti
Per i lavoratori autonomi iscritti agli ordini professionali — commercialisti, avvocati, medici, ingegneri, notai — la previdenza è gestita da casse previdenziali private (Cassa Geometri, Cassa Ragionieri, Cassa Forense, ENPAM, ecc.) anziché dall’INPS. Queste casse hanno regole proprie per le prestazioni ai superstiti che possono differire significativamente dalla normativa INPS.
In generale, le casse previdenziali dei liberi professionisti prevedono:
- Pensione di reversibilità con percentuali e requisiti propri di ciascuna cassa (spesso simili all’INPS ma con variazioni)
- Capitale una tantum ai beneficiari in caso di morte dell’iscritto prima del pensionamento (modalità e importi variano per cassa)
- Possibilità di designazione di beneficiari per alcune prestazioni
Per i professionisti iscritti a casse di previdenza, è fondamentale verificare specificatamente le regole della propria cassa — non assumere che si applichino le stesse regole dell’INPS. Le differenze possono essere significative, specialmente per quanto riguarda i diritti dei familiari non tradizionali (conviventi, figli di precedenti relazioni).
La previdenza degli imprenditori: cosa spetta ai familiari
Gli imprenditori — titolari di ditta individuale, soci di società di persone, amministratori di SRL — hanno situazioni previdenziali molto diverse a seconda della loro posizione:
Artigiani e commercianti iscritti all’INPS: seguono le stesse regole dei lavoratori dipendenti per la reversibilità — con le percentuali e i requisiti INPS standard.
Soci e amministratori di SRL iscritti alla Gestione Separata INPS: stesse regole INPS per la reversibilità.
Imprenditori che hanno aderito a fondi pensione complementari: le regole della previdenza complementare descritte sopra si applicano pienamente — inclusa la possibilità di designare qualunque beneficiario.
Un aspetto critico per gli imprenditori: spesso la “previdenza” dell’imprenditore è di fatto l’azienda stessa — il valore accumulato nell’impresa rappresenta il capitale che dovrebbe garantire il futuro economico della famiglia dopo la morte. Questa è esattamente la ragione per cui la pianificazione del passaggio generazionale (trattata nell’articolo specifico) è così importante: l’azienda è il “fondo pensione” dell’imprenditore, e la sua corretta trasmissione agli eredi è l’equivalente di una ben pianificata pensione di reversibilità.
Come scoprire i diritti previdenziali del defunto: gli strumenti disponibili
Uno dei problemi pratici più frequenti che gli eredi ci portano è: “Non so se mio marito/mia moglie aveva altri fondi pensione o contributi versati in passato.” La ricostruzione della posizione previdenziale complessiva di un defunto è possibile — ma richiede accesso a diversi sistemi.
Il Casellario Centrale delle Posizioni Previdenziali: gestito dall’INPS, raccoglie le informazioni su tutte le posizioni previdenziali obbligatorie — INPS dipendenti, INPS autonomi (artigiani, commercianti), gestione separata. Gli eredi possono richiedere accesso alla posizione previdenziale del defunto presentando documentazione successoria.
Il fascicolo previdenziale MyINPS: se il defunto aveva credenziali SPID o CIE attive, accedere all’area riservata MyINPS permette di visualizzare tutta la storia contributiva e le posizioni attive. Questo richiede accesso alle credenziali del defunto — un altro caso in cui la documentazione preventiva degli accessi digitali è preziosa.
Il Registro delle forme pensionistiche complementari: la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) gestisce un registro di tutti i fondi pensione autorizzati in Italia. Confrontando i datori di lavoro precedenti del defunto con i fondi pensione di categoria associati a quei settori, è possibile verificare se il defunto aveva posizioni aperte in fondi chiusi.
La documentazione fiscale: le deduzioni per contributi versati a fondi pensione complementari appaiono nelle dichiarazioni dei redditi degli anni precedenti (righe specifici del quadro RP del modello Redditi PF). Analizzare le ultime dichiarazioni del defunto rivela immediatamente se erano stati versati contributi previdenziali complementari.
Gli estratti conto: i contributi ai PIP e ai fondi pensione aperti vengono spesso addebitati periodicamente — mensilmente o annualmente — dal conto corrente. Analizzare gli estratti conto rivela i versamenti e consente di identificare il prodotto previdenziale.
La pianificazione previdenziale integrata nella successione: cosa fare adesso
La previdenza — obbligatoria e complementare — non è un tema separato dalla pianificazione successoria: è una componente essenziale del patrimonio familiare che va gestita in modo integrato con tutti gli altri strumenti successori.
Le azioni concrete che raccomandiamo ai nostri clienti:
Verificare e aggiornare la designazione dei beneficiari del fondo pensione. È probabilmente l’azione con il miglior rapporto costo-beneficio di tutta la pianificazione successoria: costa niente, richiede pochi minuti, e può valere decine o centinaia di migliaia di euro per i beneficiari. Molti iscritti non hanno mai compilato il modulo, o l’hanno compilato con dati di decenni fa.
Valutare chi designare come beneficiario in base alla situazione familiare. Per chi ha una famiglia tradizionale, la designazione agli eredi è spesso la scelta più semplice. Per chi ha un convivente non sposato (che non ha diritti INPS ma può essere beneficiario del fondo complementare), designare il partner è una delle poche tutele previdenziali disponibili per questa categoria.
Documentare la propria posizione previdenziale complessiva. Coniuge e figli dovrebbero sapere: presso quale fondo pensione complementare è aperta la posizione, il tipo di prodotto (fondo chiuso di categoria, fondo aperto, PIP), il nome della compagnia/SGR/banca gestore, i dati del contratto, il beneficiario designato. Queste informazioni, come tutte le informazioni sui propri asset, devono essere conservate in modo accessibile.
Scegliere il tipo di rendita con consapevolezza successoria. Al momento del pensionamento, la scelta tra rendita vitalizia semplice e rendita con reversibilità è una scelta successoria oltre che personale. Coinvolgere il commercialista in questa decisione — non solo il consulente previdenziale — garantisce una valutazione integrata degli impatti fiscali e successori.
Per raccogliere e conservare tutte queste informazioni previdenziali in modo sicuro e accessibile — in un sistema che le renda disponibili ai familiari nel momento del bisogno — La Cassaforte Digitale offre sezioni dedicate agli asset previdenziali: fondi pensione, posizioni INPS, PIP, polizze previdenziali. Non è sufficiente avere queste informazioni — bisogna che siano accessibili alle persone giuste quando serve. Puoi esplorarlo su lacassafortedigitale.it, con 15 giorni di prova gratuita.
Il caso del lavoratore che muore prima della pensione: la pensione indiretta
La pensione di reversibilità riguarda i familiari dei pensionati defunti. Ma cosa succede se muore un lavoratore ancora in attività, che non ha ancora maturato il diritto alla pensione?
In questo caso si parla di pensione indiretta — una prestazione analoga alla reversibilità ma che scatta quando il defunto era ancora iscritto all’assicurazione generale obbligatoria INPS e non aveva ancora maturato la pensione. I requisiti per la pensione indiretta sono:
- Il defunto deve avere almeno 15 anni di contributi, oppure
- Il defunto deve avere almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 negli ultimi 5 anni prima del decesso
I beneficiari e le percentuali sono le stesse della pensione di reversibilità. L’importo base su cui si calcola la percentuale è la pensione che il defunto avrebbe percepito sulla base dei contributi maturati al momento della morte.
Per i lavoratori giovani con pochi anni di contributi che non raggiungono i requisiti minimi, la pensione indiretta non spetta. Questo è uno dei motivi per cui le polizze vita e i fondi pensione complementari con designazione del beneficiario sono strumenti complementari indispensabili per garantire protezione economica alla famiglia del lavoratore in ogni fase della carriera.
L’INPS e la comunicazione agli eredi: obblighi e procedure
Un aspetto pratico che le famiglie spesso non considerano: l’INPS deve essere informata tempestivamente del decesso del pensionato, per interrompere il pagamento della pensione. Se la pensione continua ad essere erogata dopo la morte (perché l’INPS non è stata informata), le somme percepite in eccesso devono essere restituite — con potenziali procedure di recupero crediti che creano complicazioni alle famiglie già in difficoltà.
La comunicazione del decesso all’INPS avviene automaticamente attraverso i Comuni, che trasmettono telematicamente le informazioni anagrafiche. Ma i tempi tecnici possono determinare l’erogazione di uno o più mesi di pensione dopo il decesso. In questi casi, il coniuge o gli eredi devono contattare l’INPS per regolarizzare la situazione e restituire le somme eventualmente percepite in eccesso.
Contestualmente alla comunicazione del decesso, è opportuno presentare immediatamente la domanda di pensione di reversibilità — come detto, ogni mese di ritardo è un mese di prestazione persa.
Checklist previdenziale per gli eredi: cosa fare nelle prime settimane
Entro le prime 2 settimane:
- Presentare domanda di pensione di reversibilità all’INPS (o alla cassa professionale competente) — non aspettare
- Verificare se esistono fondi pensione complementari (analisi dichiarazioni dei redditi, estratti conto)
- Contattare il datore di lavoro (se il defunto era ancora lavoratore dipendente) per il TFR maturato
- Verificare il tipo di rendita eventualmente in corso (per chi era già pensionato con rendita complementare)
Entro il primo mese:
- Per ogni fondo pensione complementare identificato: contattare il gestore e avviare la procedura di liquidazione al beneficiario designato
- Verificare la posizione previdenziale complessiva sul Casellario INPS
- Per i professionisti: verificare con la cassa di previdenza competente le prestazioni ai superstiti
Entro 3-6 mesi:
- Completare tutte le pratiche di liquidazione delle posizioni previdenziali complementari
- Gestire gli aspetti fiscali delle somme percepite (TFR, fondi pensione)
- Aggiornare la propria pianificazione previdenziale e successoria alla luce della nuova situazione
Conclusioni: la previdenza non si eredita — si pianifica
La previdenza è uno dei pilastri del patrimonio familiare — spesso il più importante per i lavoratori dipendenti — eppure è uno degli aspetti meno considerati nella pianificazione successoria. La pensione di reversibilità INPS segue regole fisse che poco si prestano alla personalizzazione. Ma la previdenza complementare offre una flessibilità enorme — inclusa la possibilità di designare qualunque beneficiario, di escludere parenti indesiderati, di proteggere conviventi altrimenti privi di tutele successorie.
Sfruttare questa flessibilità richiede un’unica azione semplice: compilare (o aggiornare) il modulo di designazione del beneficiario del proprio fondo pensione. È un’azione che quasi nessuno fa, ma che può valere moltissimo. Il nostro studio è a disposizione per integrare la pianificazione previdenziale nella pianificazione successoria complessiva — garantendo che ogni componente del patrimonio familiare sia gestita nel modo ottimale.
Articolo redatto con riferimento al Codice Civile italiano (art. 2122 c.c.), al D.Lgs. 252/2005 (previdenza complementare), alla L. 335/1995 (riforma pensionistica), alla L. 76/2016 (Cirinnà) e alla normativa INPS vigente. Per una consulenza personalizzata sulla tua situazione previdenziale e successoria, contatta il nostro studio.