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    Home » Come si calcola il valore di un’azienda per la successione, il patto di famiglia e le donazioni di quote
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    Come si calcola il valore di un’azienda per la successione, il patto di famiglia e le donazioni di quote

    adminBy adminFebbraio 23, 2026Nessun commento19 Mins Read0 Views
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    Una delle domande più ricorrenti — e più delicate — nella pianificazione del passaggio generazionale riguarda un punto che sembra tecnico ma ha implicazioni enormi per tutte le parti coinvolte: quanto vale l’azienda? La risposta a questa domanda determina chi riceve cosa nel patto di famiglia, quanto devono essere liquidati gli altri legittimari, quale imposta (o esenzione) si applica alla donazione di quote, e — in caso di successione senza pianificazione — quante imposte pagano gli eredi sul valore dell’impresa ricevuta.

    Eppure, nonostante la sua importanza, la valutazione aziendale nella successione è spesso affrontata in modo approssimativo — con il valore del patrimonio netto contabile usato come unico riferimento quando in realtà non dice quasi nulla sul valore reale di un’azienda che genera utili, ha una clientela consolidata, un marchio riconosciuto, e prospettive di crescita. Il risultato è spesso una distribuzione iniqua tra eredi, contestazioni future, e — talvolta — imposte pagate su una base errata.

    Questa guida analizza i principali metodi di valutazione aziendale applicati nel contesto successorio e del passaggio generazionale, con esempi pratici calibrati sulla realtà delle PMI italiane, e spiega quale metodo è più appropriato in quale situazione.


    Perché la valutazione aziendale è diversa in contesto successorio

    La valutazione di un’azienda per una compravendita tra soggetti indipendenti segue logiche di mercato: il compratore vuole pagare il meno possibile, il venditore vuole incassare il massimo, e il prezzo finale riflette un equilibrio tra le due posizioni. In contesto successorio e di passaggio generazionale, la logica è diversa — e più complessa.

    Nel patto di famiglia, la valutazione serve a determinare il valore della quota da trasferire al successore e l’importo da liquidare agli altri legittimari. Una valutazione troppo bassa danneggia i legittimari esclusi (ricevono meno di quanto dovrebbero); una valutazione troppo alta danneggia il successore (deve liquidare più del dovuto) e potrebbe, in teoria, erodere la base fiscale dell’esenzione.

    Nella dichiarazione di successione, il valore delle quote non quotate si calcola — per legge — al valore del patrimonio netto contabile dell’ultimo bilancio approvato. Questo valore è quasi sempre inferiore al valore reale dell’azienda — e quindi l’imposta di successione (quando dovuta, cioè quando supera le franchigie) si calcola su una base ridotta. È un vantaggio fiscale implicito, ma può creare iniquità tra eredi che ricevono asset diversi valorizzati a valori diversi.

    Nella donazione di quote (non coperta dall’esenzione del 4-ter), il valore rilevante ai fini dell’imposta di donazione è il valore reale — non il patrimonio netto contabile. L’Agenzia delle Entrate può contestare una valorizzazione troppo bassa e procedere a rettifica.

    Comprendere quale valore si utilizza in quale contesto — e come si calcola ciascuno — è fondamentale per pianificare correttamente.


    Il valore contabile (patrimonio netto): il punto di partenza normativo

    Il patrimonio netto contabile è il valore risultante dal bilancio d’esercizio dell’azienda: attivo totale meno passivo totale. È il valore che la legge italiana utilizza come riferimento per la dichiarazione di successione delle quote non quotate (art. 16 del D.Lgs. 346/1990).

    Come si calcola:

    • Si parte dall’ultimo bilancio approvato prima della data del decesso
    • Si somma l’attivo: immobilizzazioni, crediti, liquidità, rimanenze
    • Si sottrae il passivo: debiti verso banche, fornitori, erario, dipendenti (TFR)
    • Il risultato è il patrimonio netto, da cui si calcola il valore della quota dell’erede proporzionalmente alla percentuale detenuta

    Esempio: una SRL con attivo totale di 2.000.000 euro e passivo totale di 800.000 euro ha un patrimonio netto di 1.200.000 euro. Un erede che riceve il 60% delle quote eredita — ai fini della dichiarazione di successione — un valore di 720.000 euro.

    Il limite fondamentale del patrimonio netto contabile: il bilancio registra il costo storico degli asset, non il loro valore di mercato. Un capannone acquistato vent’anni fa può essere iscritto a bilancio per 200.000 euro ma valere oggi 800.000 euro. I crediti commerciali possono essere sopravvalutati se alcune fatture sono di difficile riscossione. E — soprattutto — il bilancio non considera mai il valore dell’avviamento: la clientela fidelizzata, il know-how accumulato, i contratti in corso, la reputazione del marchio. Per un’azienda che guadagna bene, l’avviamento può valere anche 5-10 volte il patrimonio netto contabile.

    Il caso tipico: un’impresa artigiana con patrimonio netto contabile di 300.000 euro, ma con 20 anni di clientela fidelizzata, contratti pluriennali con grandi committenti, e 150.000 euro di utile annuo. Il valore reale dell’azienda è probabilmente compreso tra 600.000 e 900.000 euro — il doppio o il triplo del patrimonio netto. Usare il valore contabile per il patto di famiglia significherebbe liquidare i legittimari esclusi al 50-33% del valore reale. È iniquo — e spesso fonte di contenziosi futuri.


    Il metodo patrimoniale rettificato: un passo avanti

    Il metodo patrimoniale rettificato (o “patrimonio netto rettificato”) parte dal bilancio ma corregge i valori contabili per avvicinarli ai valori di mercato. La rettifica più comune riguarda:

    Gli immobili di proprietà: se l’azienda possiede immobili (capannone, uffici, negozi) iscritti al costo storico, si effettua una perizia di stima al valore di mercato corrente. La differenza tra il valore di mercato e il valore contabile (plusvalenza latente) viene aggiunta al patrimonio netto, al netto dell’effetto fiscale (le imposte che si pagherebbero se gli immobili fossero venduti).

    Le rimanenze di magazzino: se il magazzino è valorizzato a costo storico ma il valore di realizzo è diverso (più basso per merci obsolete, più alto per merci pregiate), si rettifica di conseguenza.

    I crediti commerciali: si applica un “haircut” (svalutazione) ai crediti di difficile riscossione (anziani, in contenziosi, da debitori in difficoltà).

    Il TFR e le passività nascoste: si verificano che tutti i debiti siano correttamente iscritti — inclusi eventuali debiti fiscali non ancora accertati o contenziosi in corso che potrebbero generare passività future.

    Il risultato è un patrimonio netto rettificato più vicino al valore reale degli asset tangibili dell’azienda. Ma anche il metodo patrimoniale rettificato ha un limite: non considera la capacità dell’azienda di generare reddito futuro — l’avviamento rimane escluso.


    Il metodo reddituale: il valore della capacità di guadagno

    Il metodo reddituale valuta l’azienda in base alla sua capacità di generare reddito futuro. Il principio è intuitivo: un’azienda che guadagna tanto vale di più di una che guadagna poco, a parità di asset.

    La formula base è:

    Valore = Reddito medio normalizzato / Tasso di capitalizzazione

    Dove:

    • Il reddito medio normalizzato è la media dei redditi degli ultimi 3-5 anni, corretti per eliminare componenti straordinarie (plusvalenze one-off, sopravvenienze, componenti non ricorrenti) e per normalizzare la remunerazione dei soci che lavorano in azienda (se i soci si pagano meno del mercato, il reddito reale è gonfiato rispetto a un’azienda con manager esterni)
    • Il tasso di capitalizzazione riflette il rischio dell’investimento — quanto rendimento un investitore razionale si aspetterebbe da un investimento con il profilo di rischio di questa specifica azienda. Per le PMI italiane, i tassi tipici vanno dal 15% al 30% (più è alto il rischio, più è alto il tasso, e quindi più basso è il valore)

    Esempio pratico: un’impresa di servizi con utile netto medio normalizzato di 200.000 euro annui. Tasso di capitalizzazione applicato: 20% (rischio medio-alto per una PMI monocliente). Valore reddituale: 200.000 / 0,20 = 1.000.000 euro.

    Lo stesso calcolo con un tasso del 15% (rischio medio-basso, clientela diversificata) darebbe: 200.000 / 0,15 = 1.333.333 euro. La scelta del tasso di capitalizzazione è quindi determinante — ed è uno degli elementi più soggetti a discussione nelle perizie professionali.


    Il metodo DCF (Discounted Cash Flow): il più rigoroso

    Il metodo DCF (flussi di cassa attualizzati) è il metodo teoricamente più corretto e più diffuso nella valutazione professionale di aziende significative. Invece di capitalizzare un reddito medio storico, costruisce un piano dei flussi di cassa futuri attesi e li attualizza al presente usando un tasso di sconto che riflette il rischio.

    Il processo richiede:

    1. La costruzione di un piano economico-finanziario a 5-10 anni (previsione di ricavi, costi, investimenti, variazioni del capitale circolante)
    2. Il calcolo del free cash flow per ciascun anno del piano
    3. La stima di un “terminal value” (il valore dell’azienda alla fine dell’orizzonte del piano, assumendo una crescita perpetua a tasso stabilizzato)
    4. L’attualizzazione di tutti i flussi e del terminal value al tasso WACC (Weighted Average Cost of Capital — costo medio ponderato del capitale)

    Il DCF è il metodo più usato dai fondi di private equity e nei M&A (fusioni e acquisizioni) per aziende significative. Per le PMI italiane di minori dimensioni, la sua applicazione è spesso problematica perché richiede previsioni affidabili a 5-10 anni — che per imprese piccole e fortemente dipendenti dall’imprenditore individuale sono molto difficili da costruire in modo credibile.


    Il metodo dei multipli: il più pratico per le PMI

    Il metodo più diffuso nella pratica professionale italiana per le PMI di medie dimensioni è il metodo dei multipli di mercato — che valuta l’azienda applicando al suo EBITDA (o ad altri indicatori) i multipli osservati per transazioni comparabili nello stesso settore.

    L’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization — utile prima di interessi, imposte, ammortamenti) è l’indicatore più usato perché misura la capacità dell’azienda di generare cassa dalla propria attività operativa, prima dell’effetto della struttura finanziaria e delle politiche di ammortamento.

    La formula base:

    Enterprise Value = EBITDA × Multiplo settoriale

    Poi, per ottenere il valore delle quote (Equity Value):

    Equity Value = Enterprise Value − Debiti finanziari netti + Liquidità

    I multipli tipici per settore nelle PMI italiane

    I multipli variano significativamente per settore e per dimensione aziendale. A titolo orientativo, per le PMI italiane (fatturato 2-20 milioni di euro) i range tipici osservati nelle transazioni recenti sono:

    SettoreMultiplo EBITDA (range tipico)Note
    Software e servizi IT6x – 12xRicavi ricorrenti premiano molto
    Servizi professionali (consulenza, studi)4x – 8xDipende da clientela e retention
    Manifatturiero (specializzato)4x – 7xNicchie e brevetti premiano
    Manifatturiero (commodity)3x – 5xMargini bassi, alta competizione
    Distribuzione e commercio3x – 6xDipende da esclusività e relazioni
    Ristorazione e retail3x – 5xAlto rischio, molto dipendente dal gestore
    Costruzioni e impiantistica3x – 5xBacklog ordini molto rilevante
    Agriturismo e turismo4x – 7xAsset fisici importanti

    Questi sono valori puramente orientativi — i multipli reali dipendono da molti fattori specifici dell’azienda: concentrazione della clientela (un’azienda con un solo grande cliente vale meno), dipendenza dall’imprenditore (un’azienda che non può funzionare senza il fondatore vale meno), contratti in essere, trend di crescita, marginalità, posizione competitiva, qualità del management.

    Esempio pratico con il metodo dei multipli: un’impresa manifatturiera specializzata con EBITDA di 400.000 euro e debiti finanziari netti di 200.000 euro. Multiplo settoriale applicato: 5x (fascia media per manifattura specializzata). Enterprise Value: 400.000 × 5 = 2.000.000 euro. Equity Value: 2.000.000 − 200.000 = 1.800.000 euro. Per il 60% delle quote: 1.080.000 euro.


    Il metodo misto: patrimonio + avviamento

    Per molte PMI italiane, il metodo più equo e più diffuso nella pratica delle perizie di stima è il metodo misto (o metodo UEC — Union Européenne des Experts Comptables), che combina patrimonio netto rettificato e avviamento:

    Valore = Patrimonio Netto Rettificato + Valore dell’Avviamento

    Dove il valore dell’avviamento si calcola come:

    Avviamento = (Reddito medio normalizzato − Rendimento “normale” del patrimonio) × Coefficiente di capitalizzazione

    In pratica, l’avviamento rappresenta il valore dei “sovraredditi” — la parte di reddito che eccede quanto si guadagnerebbe semplicemente investendo il patrimonio netto a un tasso di rendimento normale. Se il patrimonio netto è 1.000.000 euro e il tasso di rendimento normale è il 5%, un reddito “normale” sarebbe 50.000 euro. Se l’azienda guadagna 200.000 euro, i sovraredditi sono 150.000 euro — e il loro valore capitalizzato rappresenta l’avviamento.

    Questo metodo è apprezzato dai periti commercialisti italiani perché è relativamente semplice, comprensibile alle parti, e ben fondato nella tradizione della dottrina aziendalistica italiana (Zanda, Lacchini, Onida).


    Quale metodo usare in quale contesto

    La scelta del metodo non è arbitraria — dipende dal contesto giuridico e dalla finalità della valutazione:

    Per la dichiarazione di successione: la legge italiana impone il patrimonio netto contabile come criterio per le quote non quotate. Non c’è scelta — ma è possibile aggiornare il bilancio prima del decesso (con perizie degli immobili, rivalutazioni degli asset) per avvicinare il valore contabile a quello reale, se questo è nell’interesse degli eredi.

    Per il patto di famiglia: non esiste un metodo imposto dalla legge. Le parti sono libere di concordare qualsiasi criterio di valutazione. Nella pratica, il perito nominato congiuntamente (o da ciascuna parte) usa tipicamente il metodo misto o il metodo dei multipli, con un eventuale confronto con il metodo DCF per la verifica. L’accordo delle parti sul valore è fondamentale per evitare contestazioni future.

    Per la donazione di quote (senza esenzione): l’Agenzia delle Entrate si aspetta un valore “congruo” — non necessariamente il valore di mercato assoluto, ma almeno il patrimonio netto rettificato. Valori troppo bassi rispetto agli indicatori oggettivi (EBITDA, fatturato, immobili) possono essere contestati.

    Per la donazione con esenzione (art. 3, comma 4-ter): tecnicamente l’esenzione si applica al valore del trasferimento, qualunque esso sia. Ma il valore è rilevante per calcolare la liquidazione degli altri legittimari nell’ambito del patto di famiglia — e per garantire l’equità tra tutti i beneficiari.


    Le rettifiche più comuni nelle perizie per la successione

    Nella pratica delle perizie di stima per successioni e patti di famiglia, alcune rettifiche si presentano quasi sistematicamente:

    La rivalutazione degli immobili: quasi sempre il valore di mercato degli immobili supera il valore contabile. Per le aziende che possiedono capannoni, uffici o terreni acquistati anni o decenni fa, questa rettifica può essere molto significativa.

    La normalizzazione della remunerazione dei soci-lavoratori: molti imprenditori si pagano uno stipendio inferiore al mercato (per ottimizzare il carico fiscale personale) o superiore (per prelevare utili in modo fiscalmente efficiente). La perizia normalizza la remunerazione al valore di mercato di una figura equivalente esterna — per ottenere il reddito “vero” dell’azienda.

    L’eliminazione delle componenti straordinarie: plusvalenze da vendita di asset, risarcimenti assicurativi, proventi non ripetibili — vengono eliminati dal reddito normalizzato perché non rappresentano la capacità ordinaria dell’azienda di generare profitto.

    La stima della dipendenza dall’imprenditore: nelle PMI italiane, spesso il valore dell’azienda dipende in misura significativa dalla presenza e dalle relazioni personali dell’imprenditore fondatore. Una parte del valore dell’avviamento è “personale” — non trasferibile agli eredi. La perizia deve stimare questa quota e scontarla dal valore totale. Questo “sconto imprenditore” può variare dal 10% al 30% del valore totale, a seconda di quanto l’azienda sia realmente dipendente dalla persona del fondatore.

    Il premio/sconto per il controllo: acquisire la quota di maggioranza (controllo) vale tipicamente di più del proporzionale — chi controlla l’azienda ha potere decisionale che ha un valore aggiuntivo. Viceversa, acquisire una quota di minoranza vale meno del proporzionale — il socio di minoranza non controlla, ha difficoltà a disinvestire, e dipende dalle decisioni della maggioranza. Nelle successioni con più eredi che ricevono quote diverse, questi premi e sconti devono essere considerati per una valutazione equa.


    La perizia: chi la fa e come si usa

    La perizia di stima aziendale può essere commissionata in diversi modi:

    Perizia congiunta: le parti (il futuro successore e i legittimari che riceveranno la liquidazione) nominano insieme un perito comune. Il vantaggio è che il valore viene accettato da tutti ab initio — riducendo il rischio di contestazioni future. Lo svantaggio è che trovare un accordo sul perito (e quindi implicitamente sul metodo e sul risultato atteso) richiede negoziazione.

    Perizie di parte: ciascuna parte nomina il proprio perito, che produce la propria valutazione. Le due perizie vengono poi confrontate e il valore finale si negozia tra i range. È il metodo più conflittuale — due periti tenderanno ad avere interessi opposti — ma a volte inevitabile quando le parti non riescono a concordare un perito comune.

    Perizia affidata al commercialista dell’azienda: in molti casi di PMI, la perizia viene affidata al commercialista storico dell’azienda — che conosce meglio la situazione patrimoniale e reddituale. Ha il vantaggio della conoscenza approfondita, ma lo svantaggio della potenziale percezione di mancanza di indipendenza da parte dei legittimari esclusi.

    I professionisti abilitati a redigere perizie di stima aziendale in Italia includono i dottori commercialisti (iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili), i revisori legali, e gli ingegneri industriali (per specifici aspetti tecnici). La qualifica di CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio) del tribunale è un titolo che rafforza la credibilità professionale del perito in caso di successivi contenziosi.


    La pianificazione del valore aziendale: come prepararsi alla perizia

    Per gli imprenditori che stanno pianificando il passaggio generazionale, una considerazione importante riguarda la “gestione del valore” in vista della perizia. Alcune azioni possono legittimamente influenzare il risultato della valutazione:

    Aggiornare i bilanci per riflettere la realtà: bilanci con rimanenze sopravvalutate, crediti di difficile esigibilità non svalutati, o costi non correttamente imputati danno una rappresentazione distorta della realtà. Bilanci accurati e aggiornati producono perizie più affidabili.

    Ridurre la dipendenza dall’imprenditore: investire nella formazione del management, nelle procedure aziendali, nei sistemi informativi — tutto ciò che rende l’azienda meno dipendente dalla persona del fondatore — aumenta il valore trasferibile e riduce lo “sconto imprenditore” applicato nella perizia.

    Documentare le relazioni commerciali: contratti formalizzati con i clienti chiave (invece di accordi verbali o basati sulla fiducia personale), accordi di fornitura scritti, politiche commerciali documentate — tutto questo rende il valore commerciale più “trasmissibile” e più apprezzabile dal perito.

    Gestire la struttura finanziaria: un’azienda con un’elevata leva finanziaria (molto debito) vale meno dal punto di vista dei soci (Equity Value basso anche con Enterprise Value significativo). Ridurre il debito prima del patto di famiglia — se economicamente sensato — aumenta il valore netto trasmesso al successore.


    Implicazioni fiscali della valutazione: trovare l’equilibrio

    La valutazione aziendale ha implicazioni fiscali dirette in diversi contesti — e trovare il valore “ottimale” richiede bilanciare interessi contrastanti:

    Un valore alto nel patto di famiglia significa:

    • Liquidazioni più elevate per i legittimari esclusi (costo per il successore)
    • Maggiore imposta di donazione se il valore supera la franchigia (costo fiscale)
    • Ma anche: maggiore base per il calcolo della plusvalenza quando il successore venderà le quote in futuro (a meno che non si applichi l’esenzione PEX)

    Un valore basso nel patto di famiglia significa:

    • Liquidazioni più basse per i legittimari esclusi (risparmio per il successore nel breve termine)
    • Minore imposta di donazione
    • Ma anche: rischio di contestazione da parte dei legittimari esclusi che si ritengono sottoliquidati, e quindi potenziali cause future molto più costose del risparmio iniziale

    Il consiglio pratico è sempre quello di una valutazione equa e documentata — non gonfiata per beneficiare di un valore alto sulla carta, ma nemmeno artificialmente depressa per ridurre il costo della liquidazione degli altri legittimari. Una perizia professionale indipendente, basata su metodi riconosciuti e dati oggettivi, è la migliore protezione contro le contestazioni future.


    Il ruolo del commercialista nella valutazione per la successione

    Il commercialista dell’azienda è tipicamente il professionista con la conoscenza più approfondita dei numeri — bilanci, redditi, flussi di cassa, struttura patrimoniale. Ha quindi un ruolo naturale nella valutazione aziendale per la successione, sia come consulente dell’imprenditore che come possibile perito.

    Il contributo del commercialista in questo processo include:

    • La preparazione e l’aggiornamento dei bilanci degli ultimi anni in forma appropriata per la perizia
    • La normalizzazione del conto economico per eliminare le componenti non ricorrenti
    • La raccolta della documentazione necessaria (visure, contratti, stato dei crediti, debiti finanziari)
    • La scelta del metodo di valutazione più appropriato per la specifica situazione
    • Il coordinamento con il notaio per l’atto di patto di famiglia o donazione
    • Il calcolo dell’impatto fiscale delle diverse opzioni di valutazione
    • La negoziazione del valore con i periti di parte dei legittimari esclusi

    Avere tutta la documentazione aziendale organizzata, accessibile e aggiornata è il presupposto di una perizia efficiente. Imprenditori che gestiscono la propria documentazione in modo sistematico — incluse le informazioni operative critiche come credenziali dei sistemi gestionali, contratti digitalizzati, elenco delle banche e dei finanziamenti — offrono ai loro successori e ai loro periti un punto di partenza molto migliore di quelli che lasciano tutto nella propria testa o in cassetti disorganizzati. Strumenti come La Cassaforte Digitale possono essere utili per raccogliere e rendere accessibile in modo sicuro tutta la documentazione operativa necessaria — dalle credenziali dei gestionali alle informazioni sui contratti chiave — garantendo continuità anche durante la complessa fase della perizia e del passaggio generazionale. Puoi esplorarlo su lacassafortedigitale.it, con 15 giorni di prova gratuita.


    Checklist: cosa serve per una perizia aziendale nella successione

    Documentazione contabile e fiscale:

    • Bilanci degli ultimi 3-5 anni (stato patrimoniale e conto economico)
    • Dichiarazioni dei redditi degli ultimi 3-5 anni
    • Situazione contabile aggiornata alla data di valutazione
    • Elenco completo dei debiti finanziari (banche, soci, leasing)
    • Elenco dei crediti commerciali con anzianità e stato di esigibilità

    Documentazione patrimoniale:

    • Visure catastali degli immobili di proprietà
    • Perizie recenti degli immobili (se disponibili)
    • Inventario delle immobilizzazioni materiali (macchinari, attrezzature, veicoli)
    • Documentazione dei brevetti, marchi, licenze (immobilizzazioni immateriali)

    Documentazione commerciale e operativa:

    • Elenco dei principali clienti e dei fatturati per cliente (ultimi 3 anni)
    • Contratti commerciali significativi in essere
    • Accordi con fornitori chiave
    • Elenco del personale e costo del lavoro per categoria
    • Eventuali contenziosi in corso (con stima delle passività potenziali)

    Documentazione societaria:

    • Statuto sociale aggiornato
    • Visura camerale aggiornata
    • Verbali degli organi societari degli ultimi 3 anni
    • Patti parasociali esistenti

    Conclusioni: il valore giusto è quello che tutti possono accettare

    La valutazione aziendale per la successione non è solo un esercizio tecnico — è la base su cui si costruisce la giustizia percepita del passaggio generazionale. Un valore troppo basso crea legittimari esclusi insoddisfatti che avvieranno contenziosi costosi per anni. Un valore troppo alto crea un successore oberato da liquidazioni insostenibili che potrebbero mettere in difficoltà l’azienda stessa.

    Il valore “giusto” è quello che riflette la realtà economica dell’azienda, è calcolato con metodi riconosciuti e documentati, e viene accettato da tutte le parti come equo — anche se non è quello che ciascuna parte avrebbe preferito in assoluto. Raggiungerlo richiede competenza tecnica, indipendenza professionale, e — soprattutto — una comunicazione aperta tra tutte le parti coinvolte.

    Il nostro studio affianca imprenditori e famiglie nella valutazione aziendale per le successioni, i patti di famiglia, e le donazioni di quote — dalla preparazione della documentazione alla redazione della perizia, dalla negoziazione tra le parti al coordinamento con notaio e altri professionisti. Contattaci per una consulenza dedicata.


    Articolo redatto con riferimento al D.Lgs. 346/1990 (art. 16), alla dottrina aziendalistica italiana (Guatri, Zanda, Onida) e alla prassi professionale dei Dottori Commercialisti italiani. I multipli settoriali sono indicativi e basati su transazioni di mercato osservate nel periodo 2020-2024. Per una perizia professionale specifica, contatta il nostro studio.

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