Ogni italiano adulto connesso a internet lascia alla propria morte una traccia digitale enorme: decine o centinaia di account su piattaforme diverse, anni di fotografie, messaggi privati, email, acquisti online, abbonamenti attivi, contenuti creati, post pubblicati, ricordi condivisi. Secondo una stima del ricercatore Carl Öhman dell’Università di Oxford, entro la fine del secolo i profili Facebook di persone decedute potrebbero superare in numero quelli degli utenti in vita — trasformando il social network più grande del mondo in una sorta di cimitero digitale globale.
Ma la questione non è solo sentimentale. Gli account online di un defunto contengono spesso asset economici reali (saldo PayPal, crediti Amazon, account professionali con valore commerciale), dati personali sensibili (corrispondenza privata, documenti, foto intime), e — nel caso di creatori di contenuti — fonti di reddito potenzialmente continuative (canali YouTube monetizzati, profili Instagram con follower commerciali, newsletter a pagamento). Come si gestiscono questi asset? Chi può accedervi? Chi ha il diritto di chiuderli o di mantenerli attivi? E cosa dice la legge italiana ed europea su questo tema?
In questa guida analizziamo l’eredità digitale in modo sistematico: le politiche delle principali piattaforme, i diritti previsti dalla normativa italiana ed europea, gli strumenti disponibili per pianificare il futuro dei propri account, e le implicazioni fiscali degli asset digitali di natura economica.
Il quadro normativo: GDPR, diritto alla privacy e successione digitale
Il primo aspetto da chiarire è quello giuridico: i dati personali online di un defunto rientrano nel patrimonio ereditario o no? La risposta è articolata e ancora in parte oggetto di dibattito.
Il GDPR e i dati dei defunti
Il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) — la normativa europea sulla protezione dei dati personali — si applica alle persone fisiche in vita. Il Considerando 27 del GDPR specifica esplicitamente che il regolamento non si applica ai dati di persone decedute. Questo significa che le tutele del GDPR (diritto di accesso, diritto alla cancellazione, diritto alla portabilità dei dati) non si estendono automaticamente agli eredi per i dati del defunto.
Tuttavia, il GDPR lascia agli Stati membri la facoltà di prevedere normative specifiche per i dati dei defunti. In Italia, il D.Lgs. 101/2018 (che ha adeguato il Codice Privacy italiano al GDPR) ha introdotto all’art. 2-terdecies del Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003) una norma specifica: i diritti di cui al GDPR relativi ai dati delle persone decedute possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato come mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione.
In pratica, questo significa che i familiari del defunto hanno il diritto — ai sensi della legge italiana — di richiedere ai titolari del trattamento (le piattaforme online) l’accesso, la cancellazione, o la rettifica dei dati del defunto. Ma questo diritto si scontra con le politiche specifiche di ciascuna piattaforma — che spesso seguono le normative del proprio paese d’origine (tipicamente gli USA) piuttosto che la normativa italiana.
Il diritto della personalità post mortem
Oltre al GDPR, entra in gioco un’altra categoria giuridica: i diritti della personalità — nome, immagine, reputazione, onore — che nel diritto italiano sono tradizionalmente considerati non trasmissibili agli eredi (in quanto strettamente personali). Eppure alcune manifestazioni di questi diritti sopravvivono alla morte: il diritto all’onore del defunto può essere tutelato dai familiari superstiti, il diritto al nome si estingue ma i familiari possono opporsi a utilizzi lesivi.
Questa ambiguità giuridica — dati personali non tutelati dal GDPR ma potenzialmente protetti da altre norme — rende la gestione dell’eredità digitale un territorio ancora in parte inesplorato, dove le politiche delle piattaforme riempiono il vuoto normativo con regole proprie che gli eredi devono conoscere.
Le politiche delle principali piattaforme: cosa prevede ogni big tech
Facebook e Instagram (Meta)
Meta è la piattaforma che ha fatto di più per gestire sistematicamente la morte degli utenti — probabilmente perché, data la sua età e la sua dimensione, affronta questo problema su scala di milioni di account ogni anno.
La modalità commemorazione: i familiari o gli amici possono richiedere la trasformazione del profilo in un “profilo commemorativo”. In questa modalità, il profilo rimane attivo ma con alcune modifiche: viene aggiunta la scritta “In memoria di” accanto al nome, non appare nei suggerimenti di amici o “persone che potresti conoscere”, e solo gli amici già connessi possono pubblicare sul profilo. Il gestore del profilo commemorativo (un “contatto commemorativo” designato dall’utente in vita) può fare alcune azioni limitate: rispondere alle richieste di amicizia, fissare un post in cima al profilo, aggiornare la foto del profilo.
La richiesta di rimozione: i familiari possono richiedere la rimozione completa del profilo. Meta richiede documentazione che dimostri la relazione con il defunto e la prova del decesso (certificato di morte). Il processo può richiedere settimane o mesi.
Il “Contatto commemorativo” — lo strumento preventivo: ogni utente Facebook può designare in anticipo un contatto commemorativo — la persona che avrà accesso limitato al profilo dopo la morte per gestirlo come commemorazione. Questo si imposta nelle impostazioni di Facebook, sezione “Impostazioni speciali per l’account”. Il contatto commemorativo NON può leggere i messaggi privati, non può eliminare contenuti, e non può effettuare acquisti — ma può gestire il profilo pubblico. È uno degli strumenti di pianificazione preventiva più semplici e immediati disponibili.
La richiesta di download dei dati: Meta permette ai familiari di richiedere un download di alcune categorie di dati del defunto (foto, post, ecc.) — non di tutti i dati (i messaggi privati non sono accessibili agli eredi). Anche questa richiesta richiede documentazione e può richiedere settimane.
Google (Gmail, YouTube, Google Drive, Google Photos)
Google gestisce l’eredità digitale attraverso lo strumento Inactive Account Manager (Gestore Account Inattivo), che ogni utente può configurare in anticipo nelle impostazioni del proprio Account Google.
Questo strumento permette di impostare:
- Un periodo di inattività dopo cui Google notifica le persone designate (da 3 a 18 mesi)
- Chi notificare e cosa condividere con ciascuna persona (specifiche categorie di dati: Gmail, Drive, Foto, YouTube, ecc.)
- Se eliminare l’account dopo il periodo di inattività
È lo strumento di pianificazione preventiva più potente tra tutti i big tech — e quasi nessuno lo ha mai configurato. Permette di lasciare accesso a email, documenti Google Drive, foto di Google Photos, e video YouTube monetizzati a persone specifiche, senza che queste abbiano bisogno delle credenziali dell’account.
In assenza di configurazione preventiva, i familiari possono richiedere a Google accesso limitato all’account di un defunto — ma il processo è lungo e l’accesso concesso è molto limitato (principalmente per recuperare specifici dati rilevanti come email importanti o foto). Google non fornisce automaticamente le credenziali di accesso agli eredi.
Apple (iCloud, iPhone, iPad)
Apple ha introdotto nel 2021 la funzione Contatto erede digitale per dispositivi con iOS 15.2 o versioni successive. Ogni utente può designare fino a cinque “eredi digitali” che, dopo la morte del titolare, possono richiedere accesso ai dati iCloud — foto, video, note, messaggi, documenti.
Per attivare l’accesso post mortem, l’erede digitale deve fornire una chiave di accesso (generata al momento della designazione) e il certificato di morte. Apple crea un account temporaneo con accesso limitato ai dati del defunto per un periodo definito.
Senza la designazione preventiva dell’erede digitale, accedere ai dati Apple di un defunto è estremamente difficile — Apple è la piattaforma più restrittiva in questo senso. I familiari che tentano di accedere all’iPhone o all’iCloud di un defunto senza le credenziali si trovano davanti a un muro che nemmeno i tribunali riescono facilmente ad abbattere (Apple ha resistito in passato a ordini giudiziali di sblocco dei dispositivi).
Il caso pratico più frequente che incontriamo: il coniuge superstite che ha fotografie importanti (spesso le ultime foto insieme, fotografie dei figli neonati, documenti digitalizzati) sul telefono o sull’iCloud del defunto, e non riesce ad accedervi perché non conosce il PIN di sblocco. In assenza di designazione preventiva dell’erede digitale, queste fotografie possono essere irrecuperabili. Apple non cede alle richieste dei familiari senza la chiave di accesso specifica generata dalla funzione “Contatto erede digitale”.
LinkedIn permette ai familiari di richiedere la rimozione del profilo di un defunto compilando un modulo specifico e allegando documentazione (certificato di morte, prova del rapporto con il defunto). Non prevede profili commemorativi — alla richiesta di rimozione, il profilo viene semplicemente eliminato. Non è disponibile una funzione di designazione preventiva del contatto commemorativo come su Facebook.
Questo crea problemi specifici per i professionisti con profili LinkedIn molto sviluppati — un commercialista, un avvocato, o un consulente con rete di 5.000 connessioni professionali costruita in vent’anni perde tutta questa rete alla morte, senza possibilità di trasferirla. Non esiste uno strumento per farlo.
Amazon
Amazon non ha politiche specifiche per la successione degli account. I familiari possono contattare l’assistenza clienti per richiedere la chiusura dell’account di un defunto e, in alcuni casi, il recupero di crediti residui (saldo Amazon, gift card). Non è prevista una modalità commemorativa né un’eredità dei contenuti acquistati (ebook Kindle, musica digitale, film Prime Video) — questi contenuti sono in realtà licenze d’uso personali e intrasferibili, non proprietà.
Questo è uno dei miti più diffusi dell’era digitale: gli acquisti di contenuti digitali (ebook, musica, film) non sono di proprietà dell’acquirente — sono licenze personali che si estinguono con la morte del titolare. La biblioteca di ebook Kindle di un defunto non si eredita.
PayPal e altri servizi di pagamento
I saldi su PayPal, Satispay, Revolut e altri servizi di pagamento digitali costituiscono un valore patrimoniale reale che rientra nell’asse ereditario. I familiari possono richiedere il recupero del saldo presentando documentazione successoria (certificato di morte, documentazione che provi la qualità di erede). I tempi variano — da settimane a mesi — e le procedure sono spesso meno definite rispetto ai conti bancari tradizionali.
TikTok, Twitter/X, Snapchat
Queste piattaforme hanno politiche meno sviluppate rispetto a Meta e Google. In generale, consentono la richiesta di rimozione da parte dei familiari, ma non hanno strumenti di designazione preventiva equivalenti al Contatto commemorativo di Facebook o all’Erede digitale di Apple. I profili restano attivi fino a quando qualcuno non ne richiede la rimozione — il che può significare anni di profilo “fantasma” visibile sui social.
I contenuti con valore commerciale: il caso dei creator
Per i creatori di contenuti — YouTuber con canali monetizzati, influencer Instagram con partnership commerciali, podcaster con abbonamenti, blogger con newsletter a pagamento — l’eredità digitale assume una dimensione economica rilevante che va gestita con attenzione.
I canali YouTube monetizzati
Un canale YouTube con un numero significativo di iscritti e visualizzazioni genera reddito continuativo attraverso AdSense — anche dopo la morte del creator, se i video rimangono online. Tecnicamente, questo reddito continua ad accumularsi nell’account AdSense del defunto finché qualcuno non gestisce la situazione.
Gli eredi che vogliono continuare a gestire il canale (e percepire i proventi) devono ottenere accesso all’account Google del defunto — il che richiede le credenziali o, in alternativa, la configurazione preventiva del Gestore Account Inattivo di Google. Senza accesso, i proventi AdSense rimangono bloccati nell’account e non vengono trasferiti automaticamente agli eredi.
YouTube/Google non prevede procedure di trasferimento del canale agli eredi — il canale rimane tecnicamente intestato all’account del defunto. Gli eredi che desiderano “ereditare” un canale significativo devono agire rapidamente e con le credenziali corrette.
I profili Instagram e TikTok con valore commerciale
Un profilo Instagram con 100.000 follower ha un valore commerciale reale — le aziende pagano per collaborazioni, post sponsorizzati, recensioni di prodotti. Questo valore è però strettamente personale e difficilmente trasferibile agli eredi: i follower seguono la persona, non l’account come asset astratto. Alla morte del creator, i brand che avevano contratti in corso possono recedere.
Tuttavia, per figure pubbliche con community molto fedeli, un profilo commemorativo gestito dalla famiglia può continuare a generare engagement e — in alcuni casi — reddito attraverso merchandise, donazioni, o contenuti archiviati sponsorizzati. È un’area ancora in evoluzione, senza norme specifiche.
Le newsletter e i blog a pagamento
Servizi come Substack, Patreon, OnlyFans (nel senso più ampio di piattaforme di abbonamento a contenuti) generano reddito ricorrente che alla morte del creator si interrompe o continua a maturare nell’account fino alla gestione da parte degli eredi. Le procedure di trasferimento variano per piattaforma — alcune permettono la designazione di un successore all’account, altre no.
Per creator con community significative, è opportuno pianificare in anticipo cosa succede all’account dopo la morte: chi gestirà la comunicazione con gli abbonati, se il reddito continuerà e come, cosa succede ai contenuti archiviati. Questo tipo di pianificazione — raramente fatto — può fare la differenza tra una transizione ordinata e la perdita immediata di tutto il valore costruito.
I dati sensibili: email, messaggi privati, fotografie intime
Non tutti gli asset digitali di un defunto hanno valore economico — ma molti hanno valore affettivo o implicazioni di privacy significative. Come gestire email private, messaggi WhatsApp, fotografie personali?
La posta elettronica è uno dei patrimoni digitali più ricchi e più delicati. Una casella email di vent’anni contiene corrispondenza con amici, colleghi, familiari — spesso materiale estremamente personale che il defunto potrebbe non aver voluto condividere nemmeno con i familiari più stretti.
Dal punto di vista legale, in Italia gli eredi hanno il diritto di accedere ai dati del defunto (ai sensi dell’art. 2-terdecies del Codice Privacy) — ma le piattaforme non sono sempre cooperative. Gmail in assenza di Gestore Account Inattivo configurato richiede un lungo processo per concedere accesso anche parziale.
Dal punto di vista etico, la questione è più delicata: il defunto potrebbe aver preferito che certe email rimanessero private. Nella pianificazione preventiva, è possibile indicare esplicitamente (nel testamento, o in un documento di volontà digitali) cosa fare con le proprie email — se lasciarle accessibili agli eredi o richiederne la cancellazione.
Messaggi WhatsApp e chat private
WhatsApp utilizza la crittografia end-to-end — i messaggi sono cifrati e inaccessibili anche a Meta stessa, a meno che non si abbia accesso fisico al dispositivo del defunto con il suo numero di telefono attivo. Gli eredi che hanno accesso al telefono del defunto (con PIN o dati biometrici) possono accedere ai messaggi. Senza accesso al dispositivo, i messaggi sono irrecuperabili.
WhatsApp non ha procedure per trasferire le chat agli eredi — e non potrebbe averle, dati i meccanismi di crittografia. Questo è uno degli asset digitali più definitivamente irrecuperabili in caso di morte non pianificata.
Fotografie e video
Le fotografie e i video sono spesso l’asset digitale più prezioso affettivamente — e uno dei più complessi da gestire. Sono sparsi su decine di supporti diversi: telefono, iCloud, Google Photos, Facebook, Instagram, hard disk, chiavette USB. Per i familiari, recuperarli richiede accesso a tutti questi sistemi — il che a sua volta richiede le credenziali di accesso o la configurazione preventiva degli strumenti di erede digitale.
Un aspetto fiscale spesso trascurato: le fotografie di valore artistico (opere di fotografi professionisti o semi-professionisti) possono avere un valore patrimoniale rilevante che entra nell’asse ereditario. La dichiarazione di successione dovrebbe includere anche questi asset, se significativi.
Come pianificare la propria eredità digitale: gli strumenti disponibili
Dopo aver analizzato il problema, veniamo alle soluzioni. La pianificazione dell’eredità digitale è possibile e relativamente semplice — richiede un po’ di tempo e alcune decisioni deliberate, ma non competenze tecniche particolari.
Gli strumenti nativi delle piattaforme
La prima cosa da fare è configurare gli strumenti di eredità digitale già disponibili sulle principali piattaforme:
- Facebook: impostare il Contatto commemorativo (Impostazioni → Impostazioni speciali per l’account → Impostazione commemorazione)
- Google: configurare il Gestore Account Inattivo (myaccount.google.com → Dati e privacy → Gestore Account Inattivo)
- Apple: designare il Contatto erede digitale (su iPhone: Impostazioni → ID Apple → Password e sicurezza → Contatto erede digitale)
Questi tre strumenti coprono le piattaforme più critiche e richiedono meno di 30 minuti complessivi per essere configurati. Sono gratuiti, immediati, e non richiedono assistenza professionale. Eppure la grande maggioranza degli utenti italiani non li ha mai configurati.
Il documento di volontà digitali
Il documento di volontà digitali è un documento (che può essere allegato al testamento o conservato separatamente) in cui si esprimono le proprie volontà riguardo agli account online — cosa si vuole che venga fatto con ciascun account, chi deve gestire la transizione, quali informazioni devono essere accessibili agli eredi e quali no.
Non è un documento legalmente vincolante in Italia (a differenza del testamento), ma fornisce alle persone di fiducia le indicazioni necessarie per agire secondo le volontà del defunto. Può includere:
- Lista di tutti gli account con indicazione di cosa fare (mantenere, trasformare in commemorativo, cancellare)
- Indicazione di chi deve gestire ciascun account
- Volontà riguardo ai contenuti (cosa possono vedere i familiari, cosa deve restare privato)
- Informazioni sui contenuti con valore commerciale e come gestirli
La lista sicura degli accessi
Il problema più pratico nella gestione dell’eredità digitale è la mancanza di credenziali — le password. Senza le password, gli eredi non possono accedere agli account anche se ne hanno il diritto legale. Ma lasciare le password in un documento non protetto (un foglio di carta, un file di testo sul desktop) crea rischi di sicurezza enormi durante la vita.
La soluzione è un sistema che mantenga le credenziali crittografate durante la vita del titolare e le renda accessibili ai designati solo alla morte o all’incapacità. Questo è esattamente il problema che La Cassaforte Digitale risolve: una piattaforma italiana di continuità digitale dove raccogliere in forma crittografata tutte le informazioni critiche — credenziali degli account, PIN dei dispositivi, codici di accesso, istruzioni operative — e renderle accessibili ai delegati designati attraverso un sistema di accesso graduato che garantisce la sicurezza durante la vita e la continuità dopo la morte. Per la gestione dell’eredità digitale, è lo strumento più completo disponibile in Italia: copre non solo gli account social, ma anche i conti bancari online, le piattaforme di investimento, le criptovalute, e qualsiasi altra informazione digitale critica. Puoi esplorarlo su lacassafortedigitale.it, con 15 giorni di prova gratuita.
Le disposizioni nel testamento
Il testamento può includere disposizioni specifiche riguardo agli asset digitali di valore economico (account professionali, canali YouTube monetizzati, saldi PayPal). Per gli account di contenuto, il testamento può indicare le volontà riguardo alla gestione — ma non può fisicamente trasferire le credenziali, che devono essere comunicate separatamente.
In Italia, alcune proposte legislative hanno ipotizzato l’introduzione nel testamento di un “testamento digitale” con valore legalmente vincolante per le piattaforme — ma a oggi non è stata adottata una normativa specifica. La volontà espressa nel testamento ha forza morale e può supportare le richieste dei familiari alle piattaforme, ma non obbliga le piattaforme ad accettarla.
Gli aspetti fiscali dell’eredità digitale
Abbiamo già affrontato in dettaglio la tassazione delle criptovalute nell’articolo dedicato. Ma l’eredità digitale include altri asset con valore fiscale che meritano menzione:
Saldi su piattaforme di pagamento digitale (PayPal, Satispay, Revolut): sono liquidità a tutti gli effetti e rientrano nell’asse ereditario. Vanno inclusi nella dichiarazione di successione al valore alla data del decesso. Non è prevista una tassazione specifica — seguono le regole generali dell’attivo ereditario.
Redditi da piattaforme digitali maturati ma non ancora percepiti (proventi AdSense, compensi da partnership, abbonamenti Patreon): sono crediti del defunto che entrano nell’asse ereditario. Gli eredi che li percepiscono devono dichiarali come redditi nella propria dichiarazione dei redditi, nella categoria appropriata.
Diritti d’autore su contenuti digitali: i diritti d’autore (su articoli, video, musica, software, fotografie creative) si trasmettono agli eredi ai sensi della L. 633/1941 (Legge sul diritto d’autore). I redditi futuri generati da questi diritti sono imponibili IRPEF in capo agli eredi nella misura del 75% (con deduzione forfettaria del 25% per le spese).
Canali YouTube e profili social con valore commerciale: il valore di questi asset ai fini della dichiarazione di successione è teoricamente il valore di mercato — ma la sua determinazione è estremamente complessa in mancanza di parametri di riferimento consolidati. Per creator con redditi documentabili, il valore può essere calcolato sulla base di un multiplo dei ricavi annui; per account senza monetizzazione diretta, la valutazione è ancora più incerta. È un’area dove la normativa è in ritardo rispetto alla realtà economica.
L’identità digitale dopo la morte: il tema emergente della “persistenza digitale”
Al di là degli aspetti pratici e fiscali, l’eredità digitale solleva questioni profonde che stanno emergendo con l’evoluzione della tecnologia. Le intelligenze artificiali sono già in grado di creare “cloni digitali” di persone — avatar che parlano, rispondono, simulano la personalità di qualcuno — basandosi sui dati digitali che ha lasciato online. Alcune startup offrono già questi servizi per “mantenere viva” la presenza digitale di persone decedute.
In Italia, come in molti paesi europei, il GDPR e le norme sul diritto alla personalità post mortem pongono limiti significativi a questi utilizzi. Creare un avatar digitale di una persona deceduta senza il consenso preventivo esplicito dell’interessato o dei familiari è di dubbia legittimità. Ma la tecnologia avanza più rapidamente del diritto — e la questione del consenso preventivo alla “persistenza digitale” è già una componente che le persone più avvedute stanno inserendo nei loro documenti di volontà.
Non è un tema di fantascienza: è una questione pratica che nei prossimi anni diventerà sempre più comune nelle consulenze successorie.
Checklist: pianificare la propria eredità digitale adesso
Da fare subito (gratuito, meno di 1 ora):
- Configurare il Contatto commemorativo su Facebook
- Configurare il Gestore Account Inattivo su Google
- Designare il Contatto erede digitale su iPhone/iPad (iOS 15.2+)
- Verificare se altri account rilevanti hanno strumenti simili
Da fare nel breve termine:
- Redigere un documento di volontà digitali con le istruzioni per ogni account
- Identificare quali account hanno valore economico e comunicarlo ai familiari o al commercialista
- Raccogliere in modo sicuro le credenziali degli account più importanti (sistema sicuro, non un foglio di carta)
- Verificare con il commercialista se esistono asset digitali da includere nella pianificazione successoria
Da fare nell’ambito della pianificazione successoria complessiva:
- Includere nel testamento le disposizioni sugli asset digitali di valore economico
- Per i creator: strutturare un piano di successione degli account con valore commerciale
- Designare un “esecutore digitale” — una persona di fiducia con le competenze per gestire la transizione digitale
- Per chi ha criptovalute o wallet: garantire l’accesso alle seed phrase in modo sicuro (vedi articolo dedicato)
Conclusioni: l’identità digitale è parte del patrimonio — va pianificata come tale
L’eredità digitale non è ancora nel radar della maggior parte delle famiglie italiane — né dei professionisti che le assistono. Ma la realtà è che per moltissime persone, la vita digitale è parte integrante della vita tout court: i ricordi sono nelle fotografie su iCloud, i rapporti professionali sono su LinkedIn, i contenuti creativi sono su YouTube, la comunità è su Instagram. Lasciare questa dimensione senza pianificazione significa lasciare ai familiari un labirinto burocratico e tecnologico da navigare nel momento peggiore.
Gli strumenti esistono — dalle semplici configurazioni sulle piattaforme alle soluzioni più strutturate per asset di valore commerciale. Il costo della pianificazione è minimo rispetto ai benefici. E il momento giusto per farlo è adesso — non quando arriva la necessità.
Il nostro studio sta integrando la consulenza sull’eredità digitale nella pianificazione successoria complessiva dei propri clienti. Se vuoi analizzare la tua situazione digitale in chiave successoria — o se stai gestendo l’eredità digitale di un familiare defunto — contattaci per una consulenza dedicata.
Articolo redatto con riferimento al Regolamento UE 2016/679 (GDPR), al D.Lgs. 101/2018 (art. 2-terdecies del Codice Privacy), alla L. 633/1941 (Legge diritto d’autore) e alle politiche pubbliche delle principali piattaforme digitali aggiornate a febbraio 2025. La normativa e le politiche delle piattaforme sono in rapida evoluzione: verificare sempre la situazione aggiornata.