Quando un familiare muore, le incombenze pratiche si accumulano rapidamente: le esequie, la comunicazione ai parenti lontani, i rapporti con la banca, la ricerca di un eventuale testamento. In questo turbine di urgenze, gli adempimenti fiscali sono spesso l’ultima cosa a cui si pensa — eppure rappresentano una delle aree dove gli errori costano di più e dove le scadenze, se mancate, generano sanzioni automatiche che si aggiungono al già pesante carico di una successione.
Il fisco non si ferma alla morte. Le imposte del defunto continuano a decorrere, le scadenze fiscali non vengono sospese (o si sospendono solo brevemente), e gli eredi si trovano a dover adempiere a obblighi che fino al giorno prima erano di qualcun altro — spesso senza la necessaria conoscenza tecnica e senza accesso alle informazioni necessarie (documentazione, credenziali fiscali, storico delle dichiarazioni).
Questa guida analizza sistematicamente tutti gli adempimenti fiscali che gli eredi devono affrontare dopo la morte di un familiare: dalla dichiarazione dei redditi del defunto all’IMU, dall’IVA per chi gestiva un’attività, alle cartelle esattoriali, ai rimborsi fiscali spettanti. Con le scadenze concrete, le responsabilità degli eredi, e le strategie per evitare le insidie più comuni.
La dichiarazione dei redditi del defunto: chi deve presentarla e quando
La prima e più urgente questione fiscale post mortem riguarda la dichiarazione dei redditi del defunto per l’anno in cui è avvenuto il decesso — e, se non era stata ancora presentata, per l’anno precedente.
L’anno del decesso: il principio della dichiarazione “spezzata”
L’anno in cui avviene il decesso è “spezzato” in due periodi fiscali distinti:
- Dal 1° gennaio alla data del decesso: i redditi percepiti dal defunto in questo periodo devono essere dichiarati dagli eredi in suo nome
- Dalla data del decesso al 31 dicembre: i redditi eventualmente prodotti dai beni ereditari (affitti di immobili, dividendi, interessi) sono redditi degli eredi, che li dichiarano nelle proprie dichiarazioni individuali proporzionalmente alle quote ricevute
Chi deve presentare la dichiarazione del defunto
Sono obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi del defunto, solidalmente:
- Il coniuge superstite
- I figli (o i loro tutori/amministratori se minori o incapaci)
- In mancanza di questi: gli altri eredi chiamati all’eredità
- L’esecutore testamentario, se nominato
- Il curatore dell’eredità giacente, se nominato
La dichiarazione è dovuta anche se il defunto aveva già un sostituto d’imposta (datore di lavoro, INPS) che aveva applicato le ritenute — se ci sono altri redditi da dichiarare (affitti, interessi, partecipazioni societarie, redditi da lavoro autonomo), la dichiarazione è comunque necessaria.
Le scadenze: attenzione alla proroga per gli eredi
Le scadenze per la presentazione della dichiarazione dei redditi del defunto sono diverse da quelle ordinarie:
Se il decesso avviene tra il 1° gennaio e il 30 novembre: la dichiarazione per l’anno in cui è avvenuto il decesso (modello Redditi PF) deve essere presentata dagli eredi entro il 30 giugno dell’anno successivo (prorogabile al 31 ottobre se presentata tramite intermediario). Non si usa il modello 730 per i defunti — sempre il Redditi PF.
Se il decesso avviene tra il 1° dicembre e il 31 dicembre: la dichiarazione deve essere presentata dagli eredi entro il 30 giugno del secondo anno successivo (prorogabile al 31 ottobre). La proroga aggiuntiva di un anno si applica perché gli eredi hanno meno tempo per raccogliere la documentazione.
Per l’anno precedente al decesso (se la dichiarazione non era ancora stata presentata): gli eredi devono presentare anche questa dichiarazione, entro gli stessi termini previsti per le dichiarazioni ordinarie di quell’anno — o, se già scaduti, con ravvedimento operoso.
Esempio pratico: il signor Rossi muore il 15 marzo 2025. Gli eredi devono presentare: (1) la dichiarazione Redditi PF per i redditi del 2025 dal 1° gennaio al 15 marzo, entro il 30 giugno 2026 (o 31 ottobre 2026 con intermediario); (2) la dichiarazione per il 2024, se non era già stata presentata, entro le scadenze ordinarie del 2025 con eventuali sanzioni e interessi da ravvedimento.
Come si presenta: il modello Redditi PF intestato al defunto
La dichiarazione del defunto si presenta con il modello Redditi PF, con i dati anagrafici del defunto nella intestazione. Il frontespizio include una casella specifica “Dichiarazione per conto del defunto” che va barrata, e i dati del dichiarante (l’erede che firma) vanno inseriti nell’apposita sezione.
La dichiarazione può essere presentata:
- Tramite CAF o commercialista (il metodo più frequente e più sicuro)
- Direttamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (richiede le credenziali fiscali del defunto o credenziali proprie con delega)
Le imposte eventualmente dovute (IRPEF a saldo, addizionali) vengono calcolate sulla dichiarazione del defunto e sono un debito dell’asse ereditario — da pagare con fondi dell’eredità prima della distribuzione agli eredi. Se i fondi dell’eredità non bastano, gli eredi sono solidalmente responsabili fino a concorrenza del valore dell’eredità accettata.
I rimborsi fiscali: un credito che spetta agli eredi
Se dalla dichiarazione del defunto emerge un credito IRPEF (il defunto aveva pagato più imposte del dovuto, magari attraverso ritenute alla fonte eccessive), questo credito entra nell’asse ereditario e gli eredi hanno diritto a riceverlo. La richiesta di rimborso va presentata all’Agenzia delle Entrate con la documentazione successoria.
Anche eventuali rimborsi fiscali già richiesti dal defunto in vita ma non ancora erogati dall’Agenzia delle Entrate al momento del decesso diventano crediti dell’asse ereditario — gli eredi devono comunicare il decesso all’Agenzia e aggiornare le coordinate bancarie per l’accredito.
Il 730 già presentato: cosa succede
Se il defunto aveva già presentato il modello 730 prima di morire — o se lo aveva predisposto ma non ancora presentato — la situazione varia:
730 già presentato con conguaglio a debito: le ritenute di conguaglio che il datore di lavoro o l’ente pensionistico avrebbe trattenuto sulle buste paga successive alla morte non possono più essere trattenute (perché non ci sono più buste paga). L’importo a debito rimane un credito dell’Erario verso l’asse ereditario — gli eredi devono versarlo con F24 intestato al defunto, o l’Agenzia lo recupererà in sede di liquidazione.
730 già presentato con rimborso a credito: il rimborso viene accreditato o sul conto del defunto (se ancora operativo) o viene trattenuto per compensare eventuali debiti fiscali. Gli eredi devono comunicare il decesso all’Agenzia per gestire correttamente il rimborso.
730 non ancora presentato al momento del decesso: gli eredi non sono tenuti a utilizzare il 730 — devono presentare il Redditi PF come descritto sopra, entro le scadenze prorogate per gli eredi.
L’IMU: chi paga dal giorno dopo il decesso
L’IMU (Imposta Municipale Propria) è una delle imposte più immediate con cui gli eredi devono confrontarsi — perché inizia a decorrere a carico degli eredi dal giorno successivo al decesso del proprietario.
Il periodo dell’anno del decesso
L’IMU si calcola proporzionalmente ai mesi di possesso. Per il calcolo, il mese si considera intero sia per il defunto (se il decesso avviene dal 1° al 15 del mese) sia per l’erede (se il decesso avviene dal 16 al 31). Il risultato pratico è che nell’anno del decesso, l’IMU complessiva sull’immobile è pagata per una parte dal defunto (o dalla sua eredità) e per la parte rimanente dagli eredi — in proporzione alle rispettive quote ereditarie.
La prima casa: quando l’esenzione cambia
La prima casa è esente da IMU per il proprietario che vi dimora abitualmente. Ma alla morte del proprietario, questa esenzione può venire meno:
- Se il coniuge superstite continua ad abitare nella casa, l’esenzione prima casa si mantiene — il coniuge superstite gode del diritto di abitazione sulla casa coniugale (art. 540 c.c.) e l’IMU non è dovuta
- Se nessun erede dimora abitualmente nell’immobile, l’esenzione decade — l’immobile diventa seconda casa e l’IMU è dovuta integralmente
- Se un erede vi trasferisce la propria residenza entro i termini previsti, può beneficiare dell’esenzione prima casa sulla propria quota
Questo è uno dei problemi pratici più frequenti nelle successioni con immobili: gli eredi che non abitano nell’immobile ereditato e si trovano a dover pagare un’IMU significativa su un bene che magari stanno cercando di vendere — il cui processo può richiedere mesi o anni.
L’IMU sugli immobili ereditati durante la successione
Durante il periodo di successione — tra la morte del proprietario e il completamento delle formalità successorie (voltura catastale) — gli eredi sono già responsabili dell’IMU, anche se formalmente la voltura catastale non è ancora avvenuta. La responsabilità fiscale scatta dal momento della morte, non dal momento della voltura.
Gli eredi che non effettuano la voltura catastale tempestivamente rischiano di ricevere avvisi di accertamento IMU intestati al defunto — che poi devono essere regolarizzati con comunicazione della successione al Comune.
TARI e altre imposte locali: la continuità degli obblighi
La TARI (Tassa Rifiuti) segue la disponibilità dell’immobile, non la titolarità. Se gli eredi non occupano l’immobile del defunto, devono comunque pagare la TARI — e devono comunicare al Comune il decesso e l’eventuale variazione di utilizzo dell’immobile per aggiornare la posizione fiscale.
Le utenze (gas, luce, acqua, internet) intestate al defunto dovrebbero essere volturate agli eredi o intestatari alternativi il prima possibile — per evitare che i contratti vengano sospesi per mancato pagamento o che le fatture continuino ad essere intestate a un soggetto deceduto.
IVA e adempimenti per il defunto che gestiva un’attività
Se il defunto gestiva un’attività imprenditoriale o professionale con partita IVA, gli adempimenti diventano molto più complessi — e le scadenze più urgenti.
Il principio generale: la partita IVA non si estingue automaticamente
La partita IVA del defunto non viene chiusa automaticamente alla morte. Rimane attiva fino a quando non viene formalmente cessata. Durante il periodo successivo alla morte e precedente alla cessazione formale, gli adempimenti IVA continuano a decorrere.
I casi possibili
Ditta individuale: la partita IVA del titolare deceduto deve essere cessata dagli eredi. Prima della cessazione, gli eredi devono completare tutti gli adempimenti pendenti: emissione di fatture per prestazioni non ancora fatturate, registrazione degli acquisti, presentazione della liquidazione IVA periodica per il periodo fino alla data di cessazione. La cessazione si comunica all’Agenzia delle Entrate con modello AA9/12 entro 30 giorni dalla data di cessazione effettiva dell’attività.
Se gli eredi continuano l’attività: se gli eredi decidono di continuare l’attività del defunto, devono aprire una nuova partita IVA intestata all’erede che subentra (o alla nuova società eventualmente costituita). Non è possibile “ereditare” la partita IVA — ogni soggetto fiscale ha la propria.
Le fatture emesse ma non pagate al momento della morte: i crediti commerciali (fatture emesse ma non ancora incassate) entrano nell’asse ereditario. Gli eredi hanno diritto di riscuoterli. L’IVA su queste fatture è già stata versata o verrà versata nella liquidazione del periodo.
Le fatture da emettere per lavori completati: se il defunto aveva completato lavori o prestazioni prima della morte ma non aveva ancora emesso la fattura, questa deve essere emessa dagli eredi in nome del defunto (con partita IVA ancora attiva) entro i termini ordinari di fatturazione.
Le dichiarazioni IVA pendenti
Se al momento del decesso erano pendenti dichiarazioni IVA annuali non ancora presentate (per l’anno precedente), gli eredi devono presentarle entro i termini prorogati previsti per i deceduti — gli stessi criteri della dichiarazione dei redditi.
Le liquidazioni IVA periodiche (mensili o trimestrali) dell’anno del decesso devono essere effettuate fino alla data di cessazione della partita IVA. Se il defunto era in regime trimestrale e muore a febbraio, gli eredi devono presentare la liquidazione del 1° trimestre (da gennaio alla data di cessazione) entro i termini ordinari del primo trimestre.
Le ritenute alla fonte: il sostituto d’imposta defunto
Se il defunto era un datore di lavoro — aveva dipendenti, o pagava collaboratori con ritenuta alla fonte — gli eredi devono gestire anche gli adempimenti da sostituto d’imposta:
- Versamento delle ritenute già trattenute e non ancora versate (F24 con codice tributo specifico, intestato al defunto con il suo codice fiscale)
- Emissione delle Certificazioni Uniche (CU) ai dipendenti per il periodo lavorato con il defunto
- Presentazione del modello 770 per le ritenute del periodo fino alla data del decesso
Questi adempimenti devono essere completati dagli eredi entro le scadenze ordinarie — il decesso del sostituto d’imposta non sospende gli obblighi verso i dipendenti e i collaboratori.
I debiti fiscali del defunto: cosa devono pagare gli eredi
Come abbiamo analizzato nell’articolo sui debiti ereditari, i debiti fiscali del defunto (imposte non versate, addizionali, IVA) si trasmettono agli eredi — mentre le sanzioni tributarie personali si estinguono con la morte (art. 8 D.Lgs. 472/1997).
In pratica:
- IRPEF non versata: si trasferisce agli eredi, con gli interessi maturati fino alla data del pagamento
- IVA non versata: si trasferisce agli eredi
- IMU non pagata: si trasferisce agli eredi
- Sanzioni per tardivo o omesso versamento: si estinguono — gli eredi pagano solo l’imposta e gli interessi
- Sanzioni per dichiarazione infedele o omessa dichiarazione: si estinguono — gli eredi presentano la dichiarazione corretta e pagano solo l’imposta evasa con interessi
Questa distinzione è molto favorevole per gli eredi — le sanzioni, che possono essere molto elevate (dal 90% al 240% dell’imposta evasa), non si trasmettono. Ma richiede una verifica accurata della posizione fiscale del defunto prima di accettare l’eredità pura e semplice — per valutare se i debiti fiscali, anche senza sanzioni, siano sostenibili.
Il cassetto fiscale: lo strumento per verificare la posizione
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il cassetto fiscale — un’area riservata dove si può verificare la posizione fiscale di un soggetto: dichiarazioni presentate, versamenti effettuati, eventuali comunicazioni di irregolarità, contenziosi in corso. Gli eredi possono accedere al cassetto fiscale del defunto presentando la documentazione successoria all’Agenzia delle Entrate.
Il cassetto fiscale mostra:
- Le dichiarazioni dei redditi degli ultimi anni presentate dal defunto
- I versamenti F24 effettuati (e quindi le imposte pagate)
- Le eventuali comunicazioni di irregolarità (lettere di compliance) ricevute
- I rimborsi fiscali spettanti e il loro stato
Questo strumento è indispensabile per la verifica preventiva della posizione fiscale del defunto prima di decidere se accettare o rinunciare all’eredità — soprattutto per le situazioni più complesse (imprenditori, liberi professionisti, investitori con redditi diversificati).
Le cartelle esattoriali: i debiti con l’Agenzia delle Riscossioni
Se il defunto aveva cartelle esattoriali notificate (debiti con l’Agenzia delle Riscossioni per imposte, contributi INPS, sanzioni amministrative), queste si trasmettono agli eredi — ad eccezione delle sanzioni tributarie personali che, come detto, si estinguono.
Un aspetto importante: le cartelle esattoriali notificate al defunto prima del decesso sono validamente notificate — gli eredi devono rispettare i termini di pagamento o di ricorso indicati nella cartella, anche se l’hanno scoperta solo dopo il decesso. L’Agenzia delle Riscossioni, tuttavia, deve notificare agli eredi (non al defunto) eventuali nuovi atti esecutivi successivi al decesso.
Se gli eredi ricevono notifiche indirizzate al defunto dopo il decesso, devono verificare se si tratta di atti notificati prima della morte (validamente notificati al defunto) o dopo — in quest’ultimo caso, l’atto potrebbe essere invalido perché notificato a un soggetto non più in vita.
La verifica con l’estratto di ruolo
Prima di accettare l’eredità, è consigliabile verificare la posizione del defunto presso l’Agenzia delle Riscossioni attraverso la richiesta di estratto di ruolo — l’elenco di tutte le cartelle e i debiti esecutivi intestati al defunto. Si può richiedere online attraverso il portale dell’Agenzia delle Riscossioni (servizi.agenziaentrate.gov.it) accedendo con le credenziali del defunto o con documentazione successoria.
L’estratto di ruolo mostra i debiti in riscossione, gli eventuali pignoramenti in corso, e le somme dovute — fondamentale per valutare la convenienza dell’accettazione dell’eredità.
I contributi INPS non versati
I contributi INPS non versati dal defunto (sia quelli del lavoratore autonomo che quelli del datore di lavoro per i propri dipendenti) sono debiti che si trasmettono agli eredi. Anche qui, le sanzioni amministrative si estinguono (sono sanzioni personali), ma i contributi omessi e gli interessi rimangono a carico dell’asse ereditario.
Per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata, all’INPS Artigiani o Commercianti, gli eredi possono verificare la posizione contributiva del defunto attraverso il portale MyINPS — presentando la documentazione successoria per ottenere l’accesso.
Le agevolazioni fiscali in corso: cosa succede ai bonus edilizi
Un tema di crescente rilevanza negli ultimi anni riguarda le agevolazioni fiscali in corso di utilizzo al momento del decesso — in particolare il Superbonus, l’Ecobonus, il Sismabonus e altri bonus edilizi che si traducono in detrazioni IRPEF da utilizzare in quote annuali per 4 o 10 anni.
La normativa prevede che le quote di detrazione non ancora utilizzate dal defunto si trasferiscano agli eredi che conservino la detenzione materiale e diretta dell’immobile (cioè che abitino o utilizzino l’immobile) — anche in proporzione alle rispettive quote se ci sono più eredi. Le quote passano all’erede che mantiene l’immobile nella propria disponibilità, non necessariamente a tutti gli eredi.
Questo crea situazioni complesse quando ci sono più eredi e non è chiaro chi “detiene” l’immobile — soprattutto per immobili locati o per immobili in cui nessun erede abita. La corretta attribuzione delle quote di detrazione agli eredi è un tema tecnico che richiede l’intervento del commercialista.
La gestione delle scadenze fiscali nelle prime settimane
Il periodo immediatamente successivo al decesso è il più critico dal punto di vista delle scadenze fiscali — e il più difficile per i familiari, che sono sopraffatti dalle incombenze pratiche e dall’elaborazione del lutto. Ecco un quadro delle scadenze più urgenti:
Entro pochi giorni: comunicare il decesso all’Agenzia delle Entrate per interrompere eventuali comunicazioni automatiche (lettere di compliance, avvisi di liquidazione) indirizzate al defunto. Non è un adempimento formale obbligatorio, ma è molto utile per evitare che i sistemi automatici dell’Agenzia continuino ad inviare atti al defunto — che poi devono essere gestiti dagli eredi.
Entro 30 giorni (se il defunto aveva partita IVA): comunicare la cessazione dell’attività (o la prosecuzione da parte di un erede) con modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Non è un termine perentorio, ma prima si effettua, prima si evitano complicazioni.
Entro le scadenze ordinarie dei versamenti periodici: F24 per versamenti IVA, ritenute su dipendenti, acconti IRPEF già scaduti o in scadenza — gli eredi devono verificare se ci sono pagamenti pendenti e effettuarli (con i fondi dell’eredità) entro i termini previsti. Il tardivo versamento genera interessi e, tecnicamente, sanzioni — anche se queste ultime si estinguono per il defunto, i versamenti ritardati effettuati dagli eredi potrebbero generare sanzioni a carico degli eredi stessi se interpretati come nuovi versamenti tardivi.
Entro le scadenze della dichiarazione dei redditi: come descritto sopra, entro il 30 giugno dell’anno successivo (o 30 giugno del secondo anno successivo per decessi di dicembre).
Il ravvedimento operoso: la via d’uscita per chi è in ritardo
Se gli eredi si accorgono tardivamente di adempimenti fiscali non effettuati (dichiarazioni mancanti, versamenti omessi) dal defunto, lo strumento è il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997). Permette di regolarizzare la posizione con sanzioni ridotte rispetto a quelle ordinarie, proporzionalmente al ritardo:
- Entro 14 giorni: sanzione 0,1% per giorno di ritardo
- Entro 30 giorni: 1,5%
- Entro 90 giorni: 1,67%
- Entro 1 anno: 3,75%
- Entro 2 anni: 4,29%
- Oltre 2 anni: 5%
Il ravvedimento operoso non è disponibile se l’Agenzia delle Entrate ha già avviato un accertamento o ha già notificato la contestazione — quindi prima ci si regolarizza, meglio è.
La documentazione fiscale: cosa cercare e dove
Per adempiere correttamente agli obblighi fiscali del defunto, gli eredi hanno bisogno di accedere alla sua documentazione fiscale. I documenti principali da cercare:
- Le ultime dichiarazioni dei redditi presentate (modello Redditi PF degli ultimi 3-5 anni) — si trovano tra i documenti cartacei del defunto, o si possono recuperare dal commercialista che le aveva predisposte
- Le CU (Certificazioni Uniche) dei sostituti d’imposta (datore di lavoro, INPS, enti previdenziali) per l’anno del decesso — necessarie per compilare la dichiarazione
- I modelli F24 versati negli ultimi anni — per verificare se ci sono versamenti omessi
- Le notifiche dell’Agenzia delle Entrate (lettere di compliance, avvisi di liquidazione, cartelle) eventualmente ricevute e non gestite
- Le fatture emesse e ricevute se il defunto aveva partita IVA
- Le credenziali di accesso ai portali fiscali (SPID, CIE, Fisconline) — per accedere al cassetto fiscale e ai servizi online
Questa documentazione è spesso la più difficile da trovare per gli eredi — specialmente se il defunto gestiva i propri affari fiscali in autonomia, senza coinvolgere i familiari. La mancanza di queste informazioni può ritardare significativamente gli adempimenti e aumentare il rischio di sanzioni.
Raccogliere e conservare in modo accessibile tutte le informazioni fiscali critiche — credenziali dei portali, contatti del commercialista, storico delle dichiarazioni, situazione dei versamenti — è esattamente il tipo di documentazione per cui strumenti come La Cassaforte Digitale fanno la differenza: informazioni conservate in forma crittografata durante la vita, accessibili ai delegati designati nel momento del bisogno. Per gli adempimenti fiscali post mortem, avere accesso immediato a queste informazioni può significare rispettare le scadenze invece di inseguirle. Puoi esplorarlo su lacassafortedigitale.it, con 15 giorni di prova gratuita.
Il ruolo del commercialista: il coordinatore degli adempimenti
Il commercialista del defunto — o un commercialista incaricato dagli eredi — è il professionista che dovrebbe coordinare tutti gli adempimenti fiscali post mortem. La sua prima azione dovrebbe essere una verifica sistematica della posizione fiscale del defunto:
- Accesso al cassetto fiscale per verificare dichiarazioni e versamenti
- Verifica con l’Agenzia delle Riscossioni per eventuali cartelle pendenti
- Analisi delle dichiarazioni degli ultimi anni per identificare redditi ricorrenti e adempimenti pendenti
- Identificazione di agevolazioni fiscali in corso (bonus edilizi, detrazioni pluriennali) da trasferire agli eredi
- Preparazione della dichiarazione dei redditi del defunto per l’anno del decesso
Un commercialista che conosce già la situazione del defunto (quello storico, se c’è) è ovviamente in vantaggio — ma anche un professionista nuovo, con accesso alla documentazione necessaria, può gestire efficacemente questi adempimenti.
Checklist fiscale per gli eredi: i 30 giorni più importanti
Settimana 1:
- Raccogliere tutta la documentazione fiscale del defunto (dichiarazioni, F24, notifiche dell’Agenzia)
- Trovare le credenziali di accesso ai portali fiscali (SPID, Fisconline) o contattare il commercialista storico
- Se il defunto aveva dipendenti: verificare le ritenute già trattenute e non ancora versate
- Se il defunto aveva partita IVA: identificare eventuali liquidazioni IVA in scadenza
Settimana 2-4:
- Accedere al cassetto fiscale per la verifica della posizione
- Richiedere l’estratto di ruolo all’Agenzia delle Riscossioni
- Effettuare i versamenti fiscali urgenti (F24) con i fondi dell’eredità
- Se il defunto aveva partita IVA: presentare la comunicazione di cessazione o continuazione
- Contattare il commercialista per la pianificazione degli adempimenti successivi
Entro 3-6 mesi:
- Presentare la dichiarazione dei redditi del defunto (o prepararla per la presentazione entro i termini)
- Verificare e gestire eventuali rimborsi fiscali spettanti
- Aggiornare le posizioni IMU presso i Comuni per tutti gli immobili ereditati
- Trasferire le utenze intestate al defunto
- Integrare gli adempimenti fiscali nella dichiarazione di successione complessiva
Conclusioni: il fisco non aspetta — ma con metodo si gestisce tutto
Gli adempimenti fiscali post mortem sono numerosi, tecnici, e spesso urgenti — ma sono tutti gestibili con metodo e con il supporto del professionista giusto. Il rischio principale non è la complessità in sé, ma l’ignoto: non sapere cosa cercare, non avere accesso alla documentazione necessaria, scoprire tardivamente scadenze già passate.
La prevenzione — documentare la propria posizione fiscale, lasciare ai familiari accesso alle informazioni necessarie, avere un commercialista di riferimento che conosce la situazione — è la migliore risposta a questo rischio. Non per i professionisti, che sanno già come muoversi, ma per i familiari che si trovano ad affrontare queste questioni spesso per la prima volta, in un momento già emotivamente difficile.
Il nostro studio è a disposizione sia per la pianificazione preventiva (organizzare la documentazione fiscale accessibile ai familiari, designare un referente professionale per la gestione post mortem) sia per la gestione operativa degli adempimenti fiscali in caso di successione. Contattaci per una consulenza dedicata.
Articolo redatto con riferimento al TUIR (DPR 917/1986), al D.Lgs. 472/1997 (art. 8, sanzioni tributarie), all’art. 13 D.Lgs. 472/1997 (ravvedimento operoso), alla normativa IMU (D.Lgs. 23/2011 e L. 160/2019) e alle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per le dichiarazioni dei soggetti deceduti. Per una consulenza personalizzata, contatta il nostro studio.