La deroga OIC per i titoli non immobilizzati nei bilanci 2025-2026
L’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha pubblicato un Documento Interpretativo (numero 12, bozza del 4 marzo 2026) attraverso il quale ha fornito chiarimenti in merito alle modalità di applicazione della Legge 199/2025 (Bilancio 2026) per quanto concerne la valutazione in bilancio dei titoli non immobilizzati. Questo documento introduce una deroga temporanea di straordinaria rilevanza per le aziende che non adottano i principi contabili internazionali IAS/IFRS e che seguono il regime del bilancio civilistico secondo i principi contabili nazionali OIC.
La deroga in questione consente alle imprese di mantenere i propri titoli azionari e obbligazionari in bilancio al valore contabile iscritto negli esercizi precedenti, senza la necessità di effettuare una svalutazione al minore tra costo di acquisto e valore di mercato. Questa eccezione temporanea rappresenta una misura di favore che intende proteggere le aziende dalle volatilità dei mercati finanziari, particolarmente significative nel contesto macroeconomico degli anni 2025-2026.
Ambito di applicazione: titoli di debito e di capitale con limitazioni importanti
La deroga si applica specificamente ai titoli di debito disciplinati dal Principio Contabile OIC 20 e ai titoli di capitale disciplinati dal Principio Contabile OIC 21. Le aziende possono scegliere di applicare la deroga all’intero portafoglio di titoli non immobilizzati, oppure selezionare specifici titoli da mantenere al valore contabile precedente, purché lo comunichino chiaramente nelle note di bilancio insieme a una giustificazione delle ragioni della selezione.
Tuttavia, la deroga presenta significative limitazioni. In primo luogo, non si applica ai derivati, i quali rimangono soggetti al regime di valutazione al fair value previsto dal Principio Contabile OIC 32, indipendentemente dalla deroga. Analogamente, i titoli ibridi che sono stati oggetto di un’elezione di valutazione al fair value rimangono sottoposti a tale valutazione. Inoltre, gli elementi di copertura di operazioni di fair value hedge continuano ad essere valutati al fair value, senza possibilità di beneficiare della deroga temporanea.
Un esempio concreto illustra bene l’ambito di applicazione: un’azienda manifatturiera possiede un portafoglio di titoli azionari in aziende estere, titoli obbligazionari emessi da istituti di credito, e alcuni derivati su valute. La deroga può applicarsi ai titoli azionari e a quelli obbligazionari, ma non ai derivati, che rimangono soggetti a valutazione al valore di mercato a prescindere dalla deroga stessa.
Titoli con perdite permanenti e il vincolo della reale irreversibilità
Un aspetto cruciale della disciplina è il trattamento delle perdite permanenti. Anche qualora l’azienda decida di applicare la deroga e mantenere i titoli al valore contabile precedente, rimane comunque l’obbligo di riconoscere le perdite che si configurano come permanenti, ossia non recuperabili nel breve-medio termine. Una perdita di valore è considerata permanente quando, ad esempio, il titolo viene ceduto dopo la chiusura dell’esercizio contabile, ma prima della redazione e approvazione del bilancio, a un prezzo inferiore al valore contabile.
Poniamo il caso di un’azienda che possiede 10.000 azioni di una società quotata in borsa, iscritte in bilancio a 50 euro per azione (totale 500.000 euro). Al 31 dicembre 2025, il prezzo di mercato è sceso a 45 euro per azione, ma grazie alla deroga l’azienda mantiene il valore contabile di 500.000 euro. Tuttavia, nel gennaio 2026, prima della redazione del bilancio, l’azienda cede le azioni a 40 euro per azione. La perdita è ora permanente (200.000 euro), e l’azienda deve svalutare i titoli nel bilancio 2025 fino a riflettere il valore della transazione avvenuta prima dell’approvazione del bilancio stesso.
Le regole di ammortamento del costo e conversione delle valute rimangono inalterate
La deroga non modifica le regole relative all’ammortamento del costo di acquisto per i titoli obbligazionari acquistati a premio o a sconto, né le regole di conversione nelle transazioni in valuta estera. Se un’azienda italiana acquista titoli obbligazionari in dollari USA, continua ad essere obbligata a praticare l’ammortamento del costo e la conversione al cambio di fine esercizio secondo i principi OIC 19 (Crediti e Debiti) e OIC 25 (Componenti straordinari di reddito), indipendentemente dalla deroga applicata al valore di mercato.
Questo significa che la deroga rappresenta un’agevolazione parziale: consente di non scrivere i titoli al minore tra costo e valore di mercato, ma non esonera l’azienda dagli altri obblighi valutativi e contabili. La struttura complessiva della valutazione rimane invariata, con la sola eccezione della svalutazione al valore di mercato inferiore al costo.
Riserva indisponibile e suo finanziamento nel bilancio e negli esercizi successivi
La deroga genera un impatto significativo sulla struttura patrimoniale del bilancio: la differenza tra il valore contabile mantenuto e il valore di mercato inferiore (al netto degli effetti fiscali) deve essere contabilizzata attraverso la creazione di una riserva indisponibile. Questa riserva rappresenta una quota del patrimonio netto che non può essere distribuita ai soci fino a quando la situazione non sia stata regolarizzata.
Nel momento in cui l’azienda redige il bilancio 2025 (o il 2026, secondo quando decida di applicare la deroga), se il valore di mercato è inferiore al valore contabile di 100.000 euro e l’aliquota di imposta sul reddito è del 27,5%, la riserva indisponibile sarà di 100.000 euro × (1 – 27,5%) = 72.500 euro. Se i profitti dell’esercizio sono insufficienti per costituire tale riserva interamente, l’azienda può ricorrere ad altre riserve disponibili nel patrimonio netto. Nel caso in cui nemmeno queste siano sufficienti, la riserva può essere accantonata progressivamente nel corso degli esercizi successivi, a carico dei profitti generati.
La disclosure in nota integrativa diviene fondamentale: l’azienda deve illustrare in dettaglio la metodologia adottata per l’applicazione della deroga, i criteri di selezione dei titoli (nel caso di applicazione parziale), l’importo della differenza tra valore contabile e valore di mercato, e le motivazioni tecniche per cui la perdita è considerata temporanea anziché permanente. Questa trasparenza informativa consente ai lettori del bilancio di comprendere pienamente gli effetti della deroga sulla rappresentazione della situazione patrimoniale dell’azienda.
Finalità della deroga: evitare la distribuzione di utili fittizi
L’obiettivo sotteso alla deroga OIC è evitare che le aziende distribuiscano ai soci dividendi calcolati su basi distorte dalla svalutazione al valore di mercato di titoli il cui valore è giudicato temporaneamente depresso. In periodi di volatilità economica, come quelli che hanno caratterizzato gli anni 2024-2026, l’imposizione di svalutazioni immediate avrebbe potuto costringere le aziende a distribuire fondi propri anziché profitti reali, erodendo il patrimonio netto con effetti destabilizzanti.
La deroga riconosce che molte perdite di valore di titoli sono effettivamente reversibili e che una rivalorizzazione è prevedibile nei mesi seguenti. Mantenendo temporaneamente il valore contabile precedente e creando una riserva indisponibile, il legislatore ha voluto proteggere l’integrità patrimoniale delle aziende senza permettere distribuzioni indebite.
Il consiglio dello studio
Per le aziende che non adottano IAS/IFRS, la deroga OIC rappresenta un’opportunità significativa, ma richiede un’attenta valutazione e documentazione. Consigliamo innanzitutto di condurre una revisione completa del portafoglio di titoli non immobilizzati, confrontando il valore contabile con i valori di mercato a fine esercizio. Successivamente, è opportuno effettuare una valutazione tecnica della reversibilità delle perdite: titoli di società con fondamentali solidi e volatilità temporanea possono beneficiare della deroga, mentre titoli di società in difficoltà strutturale dovrebbero essere svalutati per riconoscere permanentemente le perdite.
Documentate scrupolosamente nella nota integrativa le ragioni tecniche della scelta di applicare la deroga, le liste dei titoli interessati, gli importi coinvolti e le riserve indisponibili costituite. Calcolate con precisione l’effetto fiscale della riserva, poiché essa rappresenta una componente rilevante della gestione tributaria dell’azienda. Infine, implementate procedure di monitoraggio periodico dei valori di mercato, così da identificare tempestivamente qualora una perdita transitori diventi permanente e richieda la svalutazione del titolo nel corso dell’esercizio in esame. Una gestione consapevole della deroga consente di massimizzarne i benefici mantenendo al contempo l’integrità informativa del bilancio.